Truffa.net , che analizza la legittimità dei siti e la sicurezza online, ha rivelato in una ricerca le app più intrusive – tra queste Facebook e Instagram – e quali condividono i dati con terze parti. Ogni istanza di raccolta dati è stata conteggiata per capire quali app raccolgono più informazioni e quali le condividono altrove. Con 16 milioni di italiani che utilizzano almeno un’app (35%) e 94 milioni di data breaches per quadrimestre nel 2025, è sempre più importante conoscere cosa si sta condividendo a seconda delle app. Alcune raccolgono queste informazioni senza condividerle con terze parti, altre profilano gli utenti in modo piuttosto preciso. Quindi, prima di installare e usare anche le app più popolari, è importante sapere quanto si sta condividendo per poterle utilizzare.
Quali sono le app che sfruttano di più i nostri dati?
Al primo posto per intrusività nella raccolta dati troviamo Facebook/Messenger e Instagram/Threads, entrambe di Meta. Condividono il 68,6% dei dati personali con terze parti, usati spesso per pubblicità mirata. Inoltre raccolgono oltre l’85% dei dati per far funzionare le app e per analytics, creando un’esperienza altamente personalizzata. Tra le app business, LinkedIn si conferma la più aggressiva, utilizzando il 74,3% dei dati per la funzionalità, il 68,6% per analytics e il 65,7% per personalizzare contenuti, condividendo il 37,1% delle informazioni con terze parti. Seguono Gmail, Google Drive, Dropbox e Microsoft Outlook, con livelli di raccolta dati progressivamente più contenuti.
Esperienze su misura, ma attenti alla privacy
Nel mondo dell’intrattenimento, YouTube resta la più invasiva, con il 65,7% dei dati per la funzionalità e il 45,7% per analytics. Prime Video e Spotify seguono, sfruttando i dati per suggerire contenuti e playlist personalizzate. Disney+ e Netflix mostrano un utilizzo minore, ma continuano a raccogliere dati per funzionalità e personalizzazione. Tra le app di food delivery, Uber Eats e Deliveroo raccolgono molti dati per tracciare ordini, suggerire ristoranti e analizzare abitudini di consumo, mentre Just Eat limita la condivisione con terze parti. Nel complesso, le app più diffuse combinano funzionalità e personalizzazione con un uso intenso dei dati, offrendo esperienze su misura ma mettendo a rischio la privacy degli utenti.
Le app più sicure registrano praticamente lo 0% di dati personali
Tra le app analizzate, le più sicure utilizzano pochissimi dati personali. Booking.com è l’app più attenta alla privacy, senza condivisione con terze parti né uso dei dati per pubblicità o personalizzazione. Anche Skype e Telegram raccolgono pochissimi dati. La prima usa il 14,3% per analytics e il 20% per funzionalità, mentre la seconda registra solo il 31,4% per funzionalità, senza tracciamento pubblicitario. Nel settore finanziario e dei trasporti, Revolut e Trenitalia mantengono un basso impatto sui dati, rendendoli scelte affidabili per un’esperienza digitale sicura.
I consigli dell’esperta di Truffa.net per una migliore protezione dei dati
Eli Carosi, esperta di truffe e fact checking presso Truffa.net
Le app che usiamo quotidianamente possono raccogliere molte informazioni personali senza che ce ne accorgiamo. Per proteggersi, è fondamentale leggere le impostazioni sulla privacy, concedere solo i permessi essenziali e aggiornare regolarmente app e sistema operativo. Evita di condividere dati sensibili come informazioni bancarie o documenti personali e presta attenzione alle app di terze parti e alle pubblicità integrate. Scegli app trasparenti nella raccolta dei dati e con opzioni di anonimizzazione. Quindi attenzione ai permessi, aggiornamenti regolari e scelte consapevoli sono la chiave per navigare sicuri.






