Micro data center per professionisti con ASUS e Asustor

L'infrastruttura realizzata offre prestazioni che consentono una gestione fluida degli ambienti di lavoro, dei software installati, di tutti i task di backup e dei container.

data center Asus

Realizzare un micro data center consente alle microimprese di archiviare e trattare in modo efficiente i dati, mantenendone il pieno controllo e con costi certi.

In epoca di continui cambiamenti tecnologici e di forti trend che stanno modificando radicalmente il modo di lavorare e di accedere ai dati, le aziende più piccole, i professionisti e le microimprese possono facilmente accumulare un ritardo strutturale. Ciò è spesso legato alla mancanza di fondi sufficienti da investire, oppure dalla limitata conoscenza delle moderne architetture progettate per lavorare, condividere e guidare il business a partire da una solida base dati.
Cloud e AI trainano la trasformazione digitale e, soprattutto nel caso dell’intelligenza artificiale, possiamo affermare di essere solo agli inizi e che tutto il potenziale possibile non è ancora stato apertamente dimostrato.
Rincorrere una soluzione o un’altra può essere dispendioso per i piccoli imprenditore e potrebbe azzerare rapidamente il budget economico e di tempo a disposizione.
Cloud e AI non sono infatti “gratis” e piani di abbonamento e token di gestione AI possono trasformarsi in bollette salate a fine mese, fino a diventare economicamente svantaggiose, in alcun scenari d’uso.

Le microimprese si trovano dunque a un bivio.
L’inerzia al cambiamento, insita in molti scenari lavorativi tende a favorire il mantenimento dello Status quo. Tuttavia, continuare a lavorare come “si è sempre fatto” comporta il rischio di perdere progressivamente in efficienza e di arrivare ultimi nella competizione con le aziende concorrenti sul territorio.
L’altra via è quella dell’innovazione, ma quale strada prendere? Al netto dell’esigenza di avere al proprio fianco un provider di soluzioni efficace, in molti casi le imprese stanno ragionando su una gestione totalmente in-house dei dati e dell’AI. In questo senso, già da qualche anno, si parla di cloud-repatriation e, lato AI, molte società propongono soluzioni all-in-one capaci di mettere a disposizione delle imprese grandi risorse hardware per una intelligenza artificiale gestita localmente.

Anche in questo caso è bene considerare i vantaggi e gli svantaggi. Gestire dati e risorse in casa pone di fronte a costi iniziali più alti ma certi, offre maggiore flessibilità, minimi vendor lock-in, possibilità di espansione o disimpegno più lineari.
Per contro, una gestione “in casa” presuppone grande attenzione alla progettazione dei sistemi, costante manutenzione e un impegno importante lato cybersecurity.
Come la maggior parte delle volte, la risposta sta nel mezzo, secondo una logica che ha fatto dell’IT ibrido la carta vincente per molte aziende, di ogni dimensione.
È così possibile valorizzare il proprio CED interno e appoggiarsi a servizi esterni in misura proporzionale alle esigenze.

Il micro data center ASUS

Se tutti i servizi moderni possono contare su data center di comprovata sicurezza, una modesta server room aziendale può comunque costituire un buon punto di avvio e gestione dati per le imprese con budget risicati.

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Abbinando un micro-server a un NAS con solidi drive ad alta capacità è così possibile costituire una rete robusta per il piccolo professionista e le microimpresa alla ricerca di soluzioni su misura per le proprie esigenze.
E questo è quanto è possibile fare abbinando un NUC 16 Pro con architetture Intel Core Ultra di terza generazione e un NAS Asustor Lockerstor AS6702T v2 con dischi Phison Pascari, come per la prova che abbiamo effettuato.

ASUS NUC 16 Pro, qui in versione NUC16GDKX76, ospita la potente e versatile CPU Core Ultra X7 358H, progettata per il mercato mobile e caratterizzata dalle elevate frequenze di lavoro e i consumi moderati. Il processore fa parte della famiglia Panther Lake e mette a disposizione 16 core in totale (4 Performance-cores, 8 Efficient-cores e 4 Low Power Efficient-cores).
Si tratta di un componente realizzato con processo litografico Intel 18A e capace di raggiungere i 4,8 GHz di frequenza turbo.

Si distingue per un “processor base power” di 25 W. Questo parametro indica la dissipazione di potenza media nel tempo che la quale il processore è stato validato durante l’esecuzione di un carico di lavoro ad alta complessità (test Intel realizzati alla frequenza base e alla temperatura di giunzione specificata nel Datasheet per il segmento e la configurazione SKU).
Se spinto al massimo dai task attivi, il 358H può arrivare a dissipare sino a 80 W (maximum turbo power). In questo caso, la massima dissipazione di potenza sostenuta (>1s) del processore è limitata dai controlli di corrente e/o temperatura. La potenza istantanea può superare la Potenza Turbo Massima per brevi periodi (<=10ms) ed è configurabile dal fornitore di sistema.
Si tratta di un processore molto complesso e ricco di funzionalità, a partire dal controller per memorie dual channel LPDDR5X 9600 MT/s, che consente di allocare sino a NUC16GDKX76 (la configurazione in prova ospita 64 GByte DDR5).

Tra i pregi di questo componente la disponibilità della GPU Arc B390 a 2,5 GHz con 12 Xe core, capace di funzionalità di raytracing in tempo reale e di raggiungere le 122 TOPS Int8 (compatibile con framework: OpenVINO, WindowsML, DirectML, ONNX RT, WebGPU, WebNN).
Grazie alla GPU, il NUC16GDKX76 può gestire sino a quattro display su DP/HDMI e di gestire sequenze audio/video ad altissima risoluzione, sino a 7680×4320 pixel.
Il processore incorpora una IPU dedicata all’ottimizzazione delle immagini da videocamera sino a 16 Mpixel e l’ormai immancabile NPU per la gestione delle istruzioni per l’intelligenza artificiale. Questo elemento raggiunge i 50 TOPS Int8 e supporta Sparsity e Windows Studio Effects.

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La base hardware della configurazione in prova è completa e, in un corpo di appena 144 x 117 x 42 mm sono disponibili uno storage NVMe da 1 TByte, un doppio controller Ethernet 2,5 GbE Intel I226-V e uno Intel Wi-Fi 7 BE211 (Gig+) con Bluetooth 6.0.
Alle porte già citate si affiancano una USB 3.2 Gen2x1 Type-C e due USB 3.2 Gen2 Type-A frontali, oltre ad ulteriori due USB 3.2 Gen 2 Type-A sul lato posteriore.

L’alimentatore esterno è compatto ma offre una potenza di rilievo, con 150 W di output massimo e una robusta linea a 7,7 A.

Completare il micro data center

A completamento del micro data center abbiamo ricevuto il NAS Asustor Lockerstor 2 Gen2+ AS6702T v2, un modello dual bay con processore Intel Celeron N5105 quad-core, 4 GByte di RAM DDR4-2933 e ben 4 slot M.2 per SSD NVMe.

Il prodotto compatto vanta buone prestazioni e una dotazione bilanciata, oltre a connettività interna ed esterna superiore alla media del segmento di mercato. La connettività di rete di serie è superiore alla media della medesima fascia di prezzo e include due porte LAN 5 GbE con possibilità di aggregazione e fail over. In un momento in cui i dati trattati in azienda sono sempre di più e le esigenze degli utenti aumentano costantemente, poter disporre di una connessione di rete più veloce è certamente un plus. L’innovazione prosegue senza sosta ed oggi è sempre più facile disporre di LAN con prestazioni superiori al Gbit. In assenza, l’aggiunta di un controller per desktop o laptop è oggi alla portata di tutti; lo stesso si può affermare per quanto riguarda gli switch multi-Gig.

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Basandosi su sistema operativo ADM (Linux based), il sistema può facilmente essere integrato in reti miste e può operare con infrastrutture MacOS, Windows e Windows Server, per una gestione integrata di utenti, permission e condivisioni. Questo grazie al supporto CIFS e SMB 3.0, ma anche alla gestione diretta dei protocolli AFP, NFS, FTP, TFTP, WebDAV, Rsync, SSH, SFTP, iSCSI/IP-SAN, HTTP, HTTPS, Proxy, SNMP e Syslog.

Grazie all’App Storage Manager e al supporto BTRFS il NAS offre una gestione sicura del dato, grazie alle funzioni di controllo coerenza e riparazione del file system e alla possibilità di gestire facilmente snapshot, scheduling e retention dei dati.

I drive Phison Pascari

Per ultimare la configurazione sono stati integrati due drive Phison Pascari SA53P da 1,92 TByte ciascuno, opportunamente configurati in RAID 1, per la protezione dei dati. Queste unità da 2,5” vantano performance in lettura sino a 530 MB/s e 98K IOPS. Tra le funzionalità più interessanti, il supporto Power Loss Protection (PLP) per la protezione dei dati in caso di interruzioni di alimentazione, oltre alla conformità TCG Opal 2.0 e la crittografia AES-XTS 256-bit. Tutta la Serie-S Pascari è basata su memorie NAND Flash 3D TLC per le massime prestazioni e durevolezza (MTBF 2 milioni di ore). Parliamo di unità particolarmente robuste, con un indice DWPD pari a 1 (indica il numero di volte in cui un drive può essere scritto per intero, durante un giorno, nel corso della durata operativa garantita. Rappresenta quindi un indicatore particolarmente utile se il drive è destinato a carichi di lavoro intensivi – come nel caso dei server o dei data center).

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Le unità SSD offrono buone prestazioni su bus Serial Ata 3 e sono abbinate allo storage NVMe Phison Pascari D100P da 960 GByte che agisce da cache di sistema per accelerare l’accesso ai dati e minimizzare la latenza media di ricerca.
Questa famiglia di prodotti è stata ingegnerizzata per ottimizzare la coerenza dei dati e garantire un elevato QoS. È ideale per ambienti che eseguono applicazioni ad elevatissima intensità e accessi frequenti in lettura e scrittura. Questo modello può raggiungere i 6,8 GB/s in lettura, grazie all’impiego dell’interfaccia PCIe 4.0 x4 e al supporto NVMe 1.4.

Micro data center, vale la pena?

Con i componenti sin qui descritti abbiamo realizzato un micro data center. Il NUC Asus con Windows 11 PRO è stato usato per la gestione diretta dei backup, ma anche per eseguire gestionali condivisi con DB locale (Danea Easyfatt), eseguire backup periodico tramite suite di protezione (Acronis True Image 2026), utile per recupero dati e restore bare metal. Infine, abbiamo installato ed eseguito container per ambienti di produzione indipendenti tramite Docker Personal.

Per chi necessita di maggiore possibilità di controllo, il NUC Asus, che in Italia è distribuito come barebone (cioè senza RAM, SSD e OS di serie) supporta anche ambienti Linux, come Ubuntu 24.04 LTS 64-bit e RedHat Enterprise Linux 10.0 64-bit.

La nostra prova con Windows 11 ha messo in evidenza l’ottima reattività della macchina, che può essere usata come punto nodale della rete. Ad essa abbiamo affidato la gestione del sistema di fatturazione all’interno dell’ambiente di test. L’archivio condiviso tramite NUC è la base per l’operatività di 5 client Windows, che hanno potuto leggere/scrivere e modificare il DB senza difficoltà, in modo fluido e con latenze minime. Merito delle buone prestazioni del miniPC, che vanta LAN 2,5 GbE e uno storage interno capace di raggiungere i 13 GByte/s in lettura.

Il lavoro quotidiano è stato protette tramite sui Acronis, direttamente installata sul NUC. Al backup dati giornaliero è stata affiancata una procedura di generazione e archiviazione dell’intera immagine disco, così da consentire il recovery da zero entro tempi molto ridotti (appena una manciata di minuti).
Grazie alle funzioni di scheduling e alla possibilità di definire percorsi differenti, il backup dati e il salvataggio per disaster recovery sono stati indirizzati verso due differenti repository localizzati sul NAS Asustor. I dati immagazzinati beneficiano di un superiore livello di sicurezza fisica, dettato dalla presenza di un array RAID 1 con fault tolerance di 1 drive, e ampia copertura nel tempo, grazie alla disponibilità di una mappa snapshot che permette di recuperare rapidamente singoli file e cartelle.

Allo stesso modo sono state salvate le immagini di Docker Personal, così da garantire continuità operativa in caso di malfunzionamenti o configurazioni/aggiornamenti non performanti. All’interno abbiamo rilasciato l’immagine dockurr/windows con Windows Server 2025, per la gestione indipendente di una sottorete sulla LAN secondaria. Al sistema sono stati affidati i canonici ruoli Microsoft AD (DHCP, DNS, routing) così da creare una rete separata con utenti e permission per un ipotetico branch office.

Nel complesso NUC ASUS e NAS Asustor hanno lavorato di concerto in modo rapido e senza intoppi evidenti. La comunicazione > 2.5 GbE e la disponibilità di switch ed endpoint con schede di rete 10 GbE ha permesso di velocizzare gli accessi.
Il NAS è stato poi usato come archivio generale per dati non strutturati e cold storage.

Le prestazioni del micro data center sono nel complesso più che soddisfacenti, anche se il setup e l’accurata orchestrazione richiedono, almeno in fase di startup, competenze da sys admin, almeno di livello intermedio.

La velocità di elaborazione del NUC e i consumi contenuti ne permettono un utilizzo in qualsiasi ambiente. Il sistema è facile da posizionare e parco nell’assorbimento medio, pertanto risulta facilitata anche la gestione energetica e la protezione tramite UPS.

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Le prestazioni offerte dal processore consentono una gestione fluida l’ambiente di lavoro, i software installati, tutti i task di backup e container. Grazie a una accelerazione multi core misurata di oltre 10x rispetto all’operatività single core, ASUS NUC 16 Pro si è dimostrato brillante nella gestione dell’ambiente di lavoro descritto. Buona parte del merito va anche all’abbondante quantitativo di RAM, indispensabile per non creare sconvenienti colli di bottiglia durante le operations.

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Decisamente oltre le aspettative le performance fatte segnare dall’unità SSD NVMe integrata, con velocità di picco di 13 GByte/s, tra le più alte registrate presso il nostro laboratorio prove.

NUC offre poi un comparto GPU e NPU decisamente equilibrato e abbastanza potente da poter gestire scenari 3D, primitive, codifica, decodifica e attività di inferenza con buona prestazioni generali:

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NAS e storage SSD Phison rappresentano una adeguata controparte per l’archiviazione e la condivisione dei dati, con prestazioni su rete 5 GbE davvero solide.

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Buona parte del merito va ai drive SSD e alla cache NVMe Pascari che abbiamo usato. Parliamo di prodotti enterprise, sensibilmente più cari rispetto ai prodotti SMB, e quindi capaci di soddisfare al meglio requisiti di stabilità nel lungo periodo e performance.

Costruire un micro data center come quello realizzato per questa prova ha un costo iniziale di 4852,99 euro (IVA esclusa), ipotizzando questo hardware: ASUS NUC 16 Pro (barebone con Intel Core Ultra7 356H a euro 623,99 IVA esclusa) + Asustor Lockerstor 2 Gen2+ (euro 483 IVA esclusa) + 2x Phison Pascari SA53P da 1,92 TByte (euro 1.393 IVA esclusa), Pascari D100P da 960 GByte (euro 663 IVA esclusa).

Come anticipato i drive utilizzati sono stati usati per garantire capacità e prestazioni, e per spingere al massimo le capacità di elaborazione di NAS e server ma, ipotizzando l’adozione di due comuni drive HDD da 2 TByte per NAS il prezzo della configurazione può facilmente dimezzarsi e diventare più appetibile per chi necessita di contenere l’investimento iniziale.

consumo
Il consumo energetico complessivo si attesa sui 34 W a riposo e 107 W sotto stress. Data la natura compatta dei dispositivi è possibile posizionarli sulla scrivania ma, per maggiore sicurezza e protezione fisica è consigliabile l’installazione in un micro cabinet rack da 10” o 19”, opportunamente alimentato e ventilato.
Mantenere i dati in-house permette una gestione diretta e assicura prestazioni elevate grazie alla LAN ad alta velocità. Per ottenere il massimo da una simile configurazione consigliamo l’integrazione di uno switch multi-Gig e un firewall.