Omnibus digitale: il settore dell’ecosistema digitale italiano ha inviato una lettera al Governo italiano in cui chiede una posizione chiara nell’ambito del negoziato europeo. Infatti le principali associazioni rappresentative dell’ecosistema digitale italiano nella lettera intendono sottoporre all’attenzione del Governo alcune considerazioni in merito alla proposta di Regolamento UE c.d. “Omnibus digitale”, attualmente in discussione a livello europeo.
Cosa chiedono le associazioni
La richiesta riguarda, in particolare, gli articoli 88-bis e 88-ter che la Commissione Europea propone di introdurre nel Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”). Le associazioni condividono l’obiettivo di rendere il quadro normativo più coerente e meno complesso. Inoltre capace di ridurre gli oneri amministrativi e favorire l’innovazione. Mantenendo al contempo un elevato livello di tutela degli utenti e dei dati personali. In questa prospettiva, una reale semplificazione sosterrebbe lo sviluppo del mercato unico digitale, in linea con l’impostazione del rapporto di Mario Draghi sulla competitività dell’Unione.
La posizione dell’ecosistema digitale italiano
Secondo le associazioni, però, alcune misure oggi in discussione – in particolare l’art. 88 ter del GDPR– rischiano, piuttosto, di creare dubbi interpretativi, difficoltà tecniche e nuovi costi di adeguamento per molte imprese che operano nel digitale. Le associazioni segnalano inoltre possibili impatti economici e industriali derivanti dall’introduzione di un sistema di consenso centralizzato a livello di browser.
Tale meccanismo, oltre a compromettere la consapevolezza e la specificità della manifestazione del consenso da parte degli utenti, potrebbe determinare una significativa riduzione dei tassi di consenso. Da un recente studio è emerso che l’introduzione dell’Apple App Tracking Transparency (ATT) (richiesta di consenso a livello di sistema operativo IOS) ha comportato una riduzione dei tassi di consenso compresa tra il 60% e il 65% in sette Paesi della UE.
Le stime economiche
Tutto ciò comporterebbe effetti sull’efficacia dei servizi digitali supportati da modelli pubblicitari, sulla misurazione dell’audience e sulla sostenibilità economica di numerosi operatori attivi nell’economia digitale. A questo proposito, le stime economiche indicano una potenziale riduzione dei ricavi pubblicitari nell’Unione Europea nell’ordine di 40-50 miliardi di euro (pari al 30-35% a parità di spesa). Mentre ogni ulteriore diminuzione dell’1% del tasso di consenso comporterebbe una perdita annua compresa tra 600 e 800 milioni di euro.
Le associazioni chiedono pertanto che l’Italia assuma una posizione chiara e coerente nell’ambito del negoziato europeo. Con l’obiettivo di individuare un equilibrio adeguato tra la tutela dei diritti degli utenti e l’effettiva applicabilità delle norme.






