Repatriation e colonia digitale USA: il ruolo di Europa e Italia

Secondo i dati pubblicati dal Politecnico di Milano l’Europa esporta 300 miliardi di euro l'anno in innovaz ione verso gli USA.

cloud repatriation

Durante Platmosphere organizzato da Mia-Platform, i dati hanno sottolineato come l’Europa sia diventata una colonia digitale, tra Repatriation e buona parte degli investimenti tecnologici in mano agli USA. Infatti il 45% dei 25 miliardi di euro di investimenti in data center previsti in Italia nei prossimi tre anni è concentrato nelle mani di tre hyperscaler cloud americani. A livello europeo, l’80% del mercato cloud computing è controllato da player statunitensi. Ma emerge un segnale di inversione: il 37% delle grandi aziende italiane ha avviato strategie di repatriation di workload critici verso provider cloud europei

Repatriation e colonia digitale USA: Il paradosso dell’Europa

Sono i dati presentati dall’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano in occasione di Platmosphere. I numeri fotografano una dipendenza strutturale. Il 53% della potenza IT europea appartiene a soli 10 operatori sui 182 globalmente esistenti, in maggioranza statunitensi. Sul fronte della ricerca, l’Europa nel 2023 ha prodotto il 15% delle pubblicazioni scientifiche globali sull’AI contro il 9% degli Stati Uniti. Ma quando si passa ai brevetti, che indicano la capacità di trasformare ricerca in business, l’Europa crolla al 3% del totale mondiale, contro il 14% americano.

I dati dell’Osservatorio AI del Politecnico di Milano

Carlo Negri, ricercatore senior dell’Osservatorio AI del Politecnico di Milano, ha spiegato che il vero problema non è la mancanza di competenze ma il fallimento del technology transfer: “Quel gap dal 15% al 3% rappresenta una dispersione di valore enorme: la ricerca pubblica europea non viene capitalizzata dall’industria europea”.

Per Cristina Caffarra, economista e Chairperson di EuroStack Initiative Foundation, ha definito la situazione senza mezzi termini: “L’Europa è una colonia digitale. Ogni singolo layer della catena del valore, dai chip all’hardware, dal software ai modelli AI, non è nelle mani degli europei.” Il problema va oltre la sicurezza nazionale e tocca il cuore della competitività. L’Europa ha una dipendenza sistemica da un’infrastruttura esterna che guiderà la capacità economica del continente, la sua struttura industriale e il suo futuro geopolitico.

Il cambio di strategia dell’Europa: non più regolamentazione, ma investimenti

Cristina Caffarra, economista e Chairperson di EuroStack Initiative Foundation
Per una generazione, in Europa abbiamo regolato ciò che non possediamo, L’energia spesa su GDPR, Digital Markets Act e AI Act è partita dalla convinzione errata che regolare gli incumbent potesse generare industria domestica. Ma costruire un’industria richiede domanda indirizzabile, capitali e proposte di valore. Tutti elementi che non derivano dalla regolamentazione.

Il mindset shift necessario: credere nella capacità dell’Europa

Federico Soncini Sessa, COO di Mia-Platform, ha offerto una prospettiva più ottimista per il futuro. Il 37% delle aziende italiane che ripensa la strategia cloud non è un segnale di protezionismo ma di maturità strategica. La buona notizia è che agire è più semplice di quanto sembri. “Serve un mindset shift, un vero cambiamento culturale. Dobbiamo smettere di pensare di essere meno innovativi degli Stati Uniti”.

Vedi alla voce innovazione

L’Europa non manca di innovazione. Infatti aziende come OVHcloud e Mistral AI stanno recuperando rapidamente su cloud e AI. Mentre in altri settori digitali, dal platform engineering alla data governance, l’Europa è stata first mover. Ciò che manca, secondo Soncini Sessa, è la capacità di scalare rapidamente. Questo richiede di agire come ecosistema unificato, investendo a scala europea invece che nazionale, superando la frammentazione.

L’Osservatorio del Politecnico di Milano ha documentato gli effetti della frammentazione anche sulle tecnologie emergenti. Sul quantum computing, il 90% dei 9 miliardi di euro di fondi pubblici stanziati in Europa è gestito da iniziative nazionali separate, con solo il 10% coordinato a livello comunitario. La capacità di raccolta fondi privati delle aziende americane nel quantum è 15 volte superiore a quella europea.

Comprare europeo è economia, non ideologia

Soncini Sessa ha sollecitato le imprese a iniziare a comprare europeo, non per protezionismo ma per economia. Infatti quando le risorse economiche restano in Europa, alimentano più innovazione e più investimenti dalle aziende, generando a loro volta più produttività per i clienti. È un ciclo virtuoso di crescita economica. Caffarra ha ribadito il concetto spostando l’attenzione dal lato dell’offerta a quello della domanda. Sul lato dell’offerta, ci sono aziende europee che vogliono vendere. Sono frammentate, non hanno fatto scaling, ma ci sono. Il problema è la domanda.

Inoltre serve più coraggio da parte dell’industria privata. Per Cafarra “la maggior parte dell’offerta, oggi, è concentrata sulla pubblica amministrazione. Ma il settore pubblico rappresenta solo il 20% della domanda totale. Il restante 80% è nelle mani del settore privato. Le imprese devono smettere di pensare alla repatriation e iniziare ad agire concretamente, passando a soluzioni europee quando strategicamente sensato”.

InvestAI e l’opportunità da non sprecare

L’Unione Europea ha stanziato €200 miliardi nell’iniziativa InvestAI per accelerare lo sviluppo dell’AI in Europa. Accompagnati in questo dall’AI Act, la prima normativa completa al mondo sull’intelligenza artificiale, oggi in fase di rimodulazione nel Digital Omnibus. Per Negri, l’intelligenza artificiale ha trasformato la percezione dell’infrastruttura digitale da commodity a asset strategico. Aprendo opportunità concrete: leadership europea in applicazioni AI verticali, rafforzamento dell’ecosistema cloud attraverso le strategie di repatriation. Oltre a posizionamento su tecnologie di frontiera come quantum e high performance computing. Ma queste opportunità possono essere colte solo superando la frammentazione degli investimenti e garantendo che la domanda dal settore privato cresca.

L’Europa deve essere un faro

Soncini Sessa
L’Europa è il faro globale dei valori democratici, della cultura, della manifattura di alto livello, e può esserlo anche nella tecnologia. Serve credere in noi stessi e agire oggi, non domani.