Credito digitale: Stefano Piscitelli, CEO di Younited Italia è convinto che tra cinque anni ogni banca saprà dire sì in pochi secondi. La differenza sarà capire quando dire no. Nel settore finanziario si parla spesso delle applicazioni più visibili dell’AI, come chatbot e assistenti virtuali. Ma la trasformazione più importante sta avvenendo dietro le quinte, nei processi utilizzati per analizzare i dati, valutare il rischio, prevenire le frodi e assumere decisioni di credito più accurate.
AI e credito digitale
Secondo il rapporto OCSE-Banca d’Italia sull’intelligenza artificiale nei mercati finanziari italiani, il 59% delle banche utilizza già soluzioni di AI. Lo fa soprattutto nei processi interni, nell’antiriciclaggio, nella prevenzione delle frodi e nell’ottimizzazione operativa. L’intelligenza artificiale potrà consentire agli operatori di passare dalla “fotografia” tradizionale del cliente a un vero e proprio “film” della sua situazione finanziaria. Accanto a busta paga, dichiarazione dei redditi e storico creditizio, l’analisi dei dati dinamici potrà infatti aiutare a comprendere meglio la continuità delle entrate. Oltre alle spese ricorrenti e la capacità di affrontare un imprevisto.
Obiettivo più inclusione finanziaria
L’AI potrà inoltre favorire una maggiore inclusione finanziaria. Rendendo più leggibili profili oggi difficili da valutare, come i consumatori senza una lunga storia creditizia o i lavoratori con percorsi professionali non tradizionali. Assenza di storia creditizia non significa necessariamente assenza di affidabilità. L’automazione, tuttavia, non eliminerà la responsabilità degli operatori. Una banca o una società finanziaria non potrà mai limitarsi a dire che una decisione è stata presa dal modello. Nel credito le decisioni devono restare prevedibili, ripetibili e verificabili. La responsabilità non può essere delegata a un algoritmo.
Il rischio? Rimane
L’intelligenza artificiale non determinerà neppure la scomparsa del rischio. Al contrario, un errore incorporato in un processo automatizzato e replicato su larga scala potrebbe trasformarsi in un rischio sistemico. Velocità e scala amplificano la qualità delle decisioni, ma anche i loro difetti. L’adozione dell’AI comporterà infine nuovi costi legati alle infrastrutture tecnologiche, alla sicurezza, alla governance, all’auditabilità dei modelli, alla formazione e alla regolamentazione.
La prossima fase del credito digitale
Nei prossimi anni le banche dovranno quindi iniziare a misurare un vero e proprio “AI cost ratio”. Ossia il costo dell’intelligenza artificiale per ogni decisione assunta e il valore effettivamente generato. La prossima fase del credito non sarà definita da chi riuscirà ad automatizzare il maggior numero di passaggi, ma da chi saprà rendere le decisioni realmente utili, sicure e comprensibili per il cliente. La fiducia non si automatizza.






