In Italia gli studi professionali sono sempre più digitali

Le tecnologie più diffuse sono ancora quelle a supporto dell'operatività quotidiana.

studi professionali

Secondo l’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano, nel 2025 gli investimenti in tecnologie ICT degli studi professionali hanno superato i 2 miliardi di euro (+3%), mentre quest’anno la crescita si aggira intorno al 4%. La spesa media è di circa 10.500 euro negli studi legali, 14.450 euro nei commercialisti, 14.700 euro nei consulenti del lavoro, 29.330 euro negli studi multidisciplinari. L’evoluzione non riguarda solo le realtà più strutturate, ma interessa l’intero comparto e si riduce il divario tra studi di diversa dimensione.

Il potenziale tecnologico degli studi professionali

Anche se resta evidente la differenza di maturità digitale: il 68% dei micro-studi (meno di 3 addetti) utilizza meno di 2 tecnologie digitali di base tra le 6 prese in esame, mentre l’89% dei grandi studi (oltre 29 addetti) almeno 4. Tra il 51% e il 72% degli studi professionali fatica ancora a quantificare il valore generato ai clienti e a illustrare in modo strutturato gli impatti dei servizi erogati. Evidenziando così un’importante area di miglioramento.

In crescita il ruolo delle nuove tecnologie

A trainare l’attuale fase di cambiamento è soprattutto l’intelligenza artificiale. In particolare sotto forma di soluzioni non integrate nei gestionali di studio, la cui adozione raggiunge il 62% nei grandi studi e si attesta tra il 37% e il 47% nelle diverse professioni. Un’accelerazione accompagnata da una crescente fiducia. Infatti tra il 76% e l’84% degli studi che utilizzano l’IA ne valutano positivamente l’impatto futuro sull’organizzazione. Resta aperta la sfida del ricambio generazionale.

La capacità di attrarre giovani professionisti risulta fortemente influenzata dalla dimensione organizzativa. Il 90% dei grandi studi si considera mediamente o molto attrattivo per i giovani (con meno di 10 anni di esperienza), percentuale che scende a meno del 35% tra i micro-studi. Evidenziando un divario che rischia di incidere sulla competitività futura delle realtà più piccole.

Negli studi professionali è l’IA il principale driver di innovazione

Claudio Rorato, Responsabile Scientifico e Direttore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale
Il mondo delle professioni giuridiche ed economiche ha raccolto il guanto di sfida della tecnologia, proveniente soprattutto dall’IA. Entrata con intensità anche nelle piccole realtà, l’IA si sta affermando come driver di innovazione, in grado di stimolare l’adozione di nuovi paradigmi organizzativi, di business e relazionali. Trova il suo impiego più immediato nel miglioramento e velocizzazione delle attività esistenti.

Ma la crescente attenzione verso l’alfabetizzazione digitale e l’impiego dei dati testimoniano che, dopo anni di lenta progressione, siamo di fronte a una maggiore consapevolezza nella fase realizzativa. La gestione del cambiamento prosegue con velocità differenti in base alla dimensione degli studi, ma il divario tra grandi e piccoli su alcuni fenomeni si è ridotto. È probabile che l’accelerazione intervenuta con la diffusione dell’IA possa incentivare percorsi aggregativi, per la necessità di sostenere investimenti più consistenti.

Siti web e reti VPN tra le tecnologie più diffuse

Le tecnologie più diffuse negli studi professionali italiani sono ancora quelle a supporto dell’operatività quotidiana come il sito internet e le reti VPN. Tra le tecnologie emergenti, l’IA è quella che registra la crescita più significativa. Le soluzioni IA non integrate nei gestionali sono tra quelle più utilizzate. Al contrario, tecnologie più avanzate come chatbot (5-6%), CRM (6-11%), RPA (5-6%), software ESG (5-11%) e applicazioni di blockchain e smart contract (1-3%) restano ancora poco diffuse. L’indagine evidenzia un marcato divario tra studi di dimensioni diverse. Il 70% dei micro-studi (meno di 3 addetti) utilizza meno di 2 tecnologie digitali di base e solo il 5% ne adotta almeno 4. La situazione si ribalta nei grandi studi (oltre 29 addetti), dove quasi il 90% utilizza almeno 4 delle 6 tecnologie digitali di base considerate e solo il 3% ne impiega meno di 2.

Innovazione e studi professionali: a che punto siamo

Il processo di innovazione negli studi professionali è ancora lontano dalla maturità. Fanno eccezione i grandi studi (90%), che si stanno muovendo in più direzioni, innovando i modelli organizzativi, di business e relazionali. I principali ostacoli all’implementazione di un processo strutturato di innovazione negli studi professionali riguardano la mancanza di tempo e risorse da dedicare all’innovazione. A ciò si aggiungono la difficoltà a valutare il ritorno economico e la cultura organizzativa poco orientata al cambiamento. In questo contesto formazione e confronto con realtà più evolute diventano una leva per la crescita individuale e organizzativa. Il coinvolgimento di tutta la struttura nel percorso di cambiamento diventa strategico per poter amplificare positivamente gli effetti delle azioni intraprese.