Veeam Data Platform – Vent’anni fa il problema principale delle aziende era evitare la perdita dei dati e garantire la possibilità di recuperarli rapidamente in caso di guasto. Oggi lo scenario è radicalmente diverso. Le informazioni non risiedono più esclusivamente nei data center aziendali, ma sono distribuite tra cloud pubblici, applicazioni SaaS, ambienti ibridi, container e piattaforme di collaborazione. Non solo. Oggi l’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui i dati vengono utilizzati, creando nuovi rischi ma anche nuove opportunità. È in questo contesto che Veeam celebra il proprio ventesimo anniversario presentando una strategia che punta a superare il tradizionale concetto di backup per abbracciare una visione più ampia di resilienza, governance e sicurezza delle informazioni.
Venti anni trascorsi a proteggere i dati dei clienti
Fondata nel 2006 come azienda specializzata nella protezione degli ambienti virtualizzati, Veeam è oggi una realtà che protegge oltre 550 mila organizzazioni in 150 Paesi e che annovera tra i propri clienti circa l’80% delle aziende presenti nella classifica Fortune 500. Una crescita che ha consentito alla società di superare i 2 miliardi di dollari di fatturato e di consolidare una posizione di leadership nel mercato della data protection.
“Vent’anni fa siamo nati con una promessa molto semplice: proteggere i dati dei nostri clienti e consentire loro di ripartire rapidamente dopo qualsiasi incidente – ha affermato Alessio Di Benedetto, country manager di Veem Italia –. Quella missione non è cambiata, ma il contesto tecnologico in cui operiamo è diventato infinitamente più complesso. Oggi dobbiamo affrontare nuove sfide legate all’intelligenza artificiale, alla proliferazione dei dati e alla necessità di garantire visibilità e controllo in ecosistemi sempre più distribuiti“.
Veeam Data Platform – La terza grande fase evolutiva della gestione del dato
La trasformazione del mercato viene letta da Veeam come la terza grande fase evolutiva della gestione del dato. Dopo l’era del backup tradizionale e quella della cyber resilience, si sta infatti aprendo quella che Patrick Rohrbasser, Regional Vice President EMEA South di Veeam, definisce l’era dell’AI agentica.

“Negli anni Ottanta la priorità era evitare la perdita delle informazioni. Successivamente, abbiamo compreso che il backup da solo non bastava e che fosse necessario integrare capacità di sicurezza per contrastare minacce sempre più sofisticate. Oggi stiamo entrando in una nuova fase, in cui l’intelligenza artificiale e gli agenti autonomi stanno modificando radicalmente il rapporto tra persone, applicazioni e dati“, ha sostenuto Rohrbasser.
Secondo il manager, la diffusione degli agenti AI rappresenta un cambiamento paragonabile a quello introdotto dall’avvento del cloud. Se in passato gli utenti accedevano alle applicazioni attraverso interfacce controllate, oggi sono sempre più spesso software intelligenti a dialogare direttamente con altri software, interrogare database, prendere decisioni e avviare processi senza intervento umano.
“Non stiamo più parlando di persone che utilizzano applicazioni. Stiamo parlando di macchine che interagiscono direttamente con altre macchine e con il patrimonio informativo aziendale. Questo cambia completamente le regole del gioco e impone nuove forme di controllo e governance“.
Sempre più dati sono all’esterno delle infrastrutture aziendali
L’intelligenza artificiale sta inoltre accelerando un fenomeno che Veeam definisce data gravity flip. Se storicamente il dato era concentrato all’interno delle infrastrutture aziendali, oggi una quota crescente delle informazioni viene generata e conservata all’esterno del perimetro tradizionale dell’IT.
“In una grande organizzazione possiamo trovare oltre cento applicazioni SaaS diverse. Molte vengono acquistate direttamente dalle linee di business e spesso sfuggono al controllo dell’IT centrale. Il risultato è che i dati si distribuiscono in un numero sempre maggiore di ambienti e diventano molto più difficili da governare“, ha osservato Rohrbasser.
Parallelamente cresce la mole di dati non strutturati, che costituiscono il principale carburante per i sistemi di intelligenza artificiale. Documenti, email, conversazioni, immagini, file audio e contenuti multimediali rappresentano oggi circa il 90% delle informazioni generate dalle organizzazioni e, secondo le stime condivise durante l’evento, il loro volume è destinato a triplicare nei prossimi tre anni.
Questa evoluzione sta modificando profondamente anche il concetto stesso di resilienza. Per Danilo Chiavari, Senior Presales Manager, Italy & Turkey, infatti, non è più sufficiente garantire la disponibilità di una copia di backup. “La resilienza non può più essere considerata soltanto la capacità di ripristinare un sistema dopo un incidente. Oggi significa comprendere il dato, sapere dove si trova, chi vi accede, quali relazioni ha con gli altri sistemi e quali rischi comporta. Significa poter intervenire rapidamente anche in un contesto in cui l’intelligenza artificiale opera autonomamente e prende decisioni alla velocità delle macchine“.
Spesso l’AI è implementata molto più rapidamente di quanto si possa governarla
Il tema della governance assume un’importanza ancora maggiore se si considera la crescita delle identità non umane. Secondo le previsioni di Veeam, il numero di agenti AI presenti nelle organizzazioni è destinato ad aumentare rapidamente e, già oggi, molte aziende stanno sperimentando fenomeni di Shadow AI, con strumenti adottati dai dipendenti senza il coinvolgimento diretto delle strutture IT.
“Diverse organizzazioni stanno implementando l’intelligenza artificiale molto più rapidamente rispetto alla loro capacità di governarla – ha spiegato Rohrbasser –. Il rischio è perdere visibilità sui dati utilizzati dai modelli e sugli accessi effettuati dagli agenti intelligenti”
Per affrontare questa sfida, Veeam ha sviluppato una nuova visione architetturale che trova espressione nella Data Cloud AI Command Platform. L’obiettivo è creare quel livello intermedio che oggi manca tra infrastrutture, dati, modelli e agenti AI.

“La vera sfida non è costruire modelli sempre più potenti, ma creare fiducia attorno ai dati – ha precisato Di Benedetto –. Le aziende dispongono già di infrastrutture, applicazioni e modelli di intelligenza artificiale. Quello che manca è un layer capace di fornire governance, sicurezza, compliance e resilienza in modo integrato“.
Veeam Data Platform – Integrazione di cinque domini fondamentali
La piattaforma si basa sull’integrazione di cinque domini fondamentali: sicurezza, governance, privacy, compliance e resilienza. Un approccio reso possibile anche grazie all’acquisizione di Coveware Security AI, società specializzata nell’analisi e classificazione dei dati.
“L’intelligenza artificiale ci consente finalmente di comprendere il contenuto delle informazioni e il loro contesto – ha sottolineato Di Benedetto –. Non si tratta più soltanto di sapere dove si trovano i dati, ma di capire chi vi accede, quale valore hanno per il business e quale rischio rappresentano“.

Al centro di questa strategia si colloca il Data Command Graph, una tecnologia che costruisce una rappresentazione dinamica delle relazioni tra dati, utenti, identità, applicazioni e agenti AI. “Possiamo visualizzare una macchina virtuale, un’applicazione o un archivio e comprendere immediatamente quali utenti vi accedono, quali informazioni contiene e quali normative lo riguardano – ha chiarito Chiavari –. Una visibilità di questo livello sarebbe impossibile da ottenere attraverso processi manuali“.
La capacità di classificare automaticamente le informazioni permette inoltre di affrontare uno dei principali problemi delle aziende: l’accumulo di dati ridondanti, obsoleti o privi di valore. “Un file dimenticato da anni può contenere informazioni personali o dati sensibili e rappresentare comunque una superficie di rischio – ha osservato Chiavari –. Per questo è fondamentale sapere quali dati sono realmente necessari e quali possono essere eliminati o archiviati“.
Le novità di Veeam Data Platform 13.1
L’evoluzione della piattaforma trova una concreta applicazione nella nuova Veeam Data Platform 13.1, attualmente in fase beta. La release introduce una serie di innovazioni che spaziano dal supporto a nuovi workload fino al rafforzamento delle funzionalità di sicurezza.
Tra le novità più significative figura l’adozione della crittografia post-quantistica, progettata per preparare le organizzazioni a un futuro in cui i computer quantistici potrebbero compromettere gli algoritmi di cifratura tradizionali. “Dobbiamo iniziare oggi a proteggerci da minacce che potrebbero concretizzarsi domani – ha evidenziato Chiavari –. La protezione del dato deve essere in grado di anticipare l’evoluzione tecnologica e non limitarsi a reagire agli eventi“.
La piattaforma che unisce resilienza operativa e gestione intelligente dei dati
Particolare rilevanza assume anche Intelligent ResOps, una nuova piattaforma che unisce resilienza operativa e gestione intelligente dei dati. “Resilience e operation non possono più essere mondi separati – ha puntualizzato Di Benedetto –. Devono convergere all’interno di un unico ecosistema capace di fornire una visione completa di dati, infrastrutture e processi“.
La soluzione integra informazioni provenienti dagli ambienti di produzione e dai sistemi di backup, consentendo di correlare dati, accessi, vulnerabilità e policy di sicurezza. L’obiettivo è fornire alle organizzazioni gli strumenti necessari per individuare rapidamente problemi e anomalie e intervenire in modo mirato.
Anche il concetto di recovery viene ripensato. In un mondo caratterizzato da petabyte di dati non strutturati non è più realistico immaginare il ripristino completo di interi ambienti. “Il disastro quotidiano non è la perdita di un data center – ha spiegato Chiavari –. Molto più spesso si tratta della cancellazione di un file, di un record o di un’informazione critica. Per questo dobbiamo essere in grado di individuare con precisione ciò che serve e recuperarlo immediatamente“.
Le nuove funzionalità di ricerca basate su AI generativa consentiranno agli utenti di interrogare la piattaforma attraverso il linguaggio naturale, individuando rapidamente informazioni specifiche e avviandone il recupero automatico.
Aumentano i workload supportati
Sul fronte infrastrutturale, Veeam continua inoltre ad ampliare il numero di workload supportati. La versione 13.1 introduce nuove integrazioni per OpenShift Virtualization, XCP-ng, XenServer e Sangfor, oltre a potenziare il supporto per Kubernetes e gli ambienti cloud-native. A queste si aggiungeranno nei prossimi mesi ulteriori estensioni dedicate agli ambienti SaaS.
“Posso anticipare che Dynamics 365 entrerà a far parte della piattaforma Data Cloud as a Service – ha rivelato Chiavari –. Stiamo inoltre lavorando all’integrazione di una importante piattaforma di collaboration e posta elettronica sviluppata da un’azienda universalmente nota per il proprio motore di ricerca“.
Tra le novità annunciate figura anche l’automazione completa del ripristino di Active Directory. “Con la versione 13.1 aggiungiamo una piena automazione di questo processo che potrà essere eseguito attraverso un wizard guidato estremamente semplificato – ha spiegato Chiavari –. L’obiettivo è ridurre drasticamente la complessità operativa e accelerare il recupero di servizi critici“.
La vera sfida è costruire un rapporto di fiducia tra azienda e AI
Dietro tutte queste innovazioni emerge una visione precisa del futuro. Per Veeam la sfida non consiste semplicemente nel proteggere i dati, ma nel costruire un rapporto di fiducia tra organizzazioni e intelligenza artificiale. “Abbiamo deciso di creare un nuovo livello di fiducia attorno al dato – ha concluso Rohrbasser –. La nostra missione è consentire alle aziende di adottare e scalare l’intelligenza artificiale in modo sicuro, governato e sostenibile“.
Una visione che Di Benedetto sintetizza in tre parole chiave: Detect, Protect e Undo. Rilevare, proteggere e annullare gli effetti di eventuali errori generati da sistemi autonomi. Perché nell’era dell’AI agentica la resilienza non riguarda più soltanto la capacità di recuperare un dato, ma quella di governare un ecosistema sempre più complesso, dinamico e interconnesso senza perdere il controllo delle informazioni che alimentano il business.






