È un fatto indiscusso che anche nel panorama della trasformazione digitale italiana, il tema del ruolo dell’intelligenza artificiale stia rapidamente passando da promessa a leva concreta di competitività. Ed è in questo contesto che si colloca la fase di forte espansione e ridefinizione strategica del Gruppo Impresoft voluta dal suo CEO, Alessandro Gerardi, con l’obiettivo di colmare un digital gap strutturale del Paese nell’adozione del digitale e di accompagnare il cuore produttivo italiano verso un nuovo paradigma tecnologico.
Secondo Gerardi, il punto di partenza è chiaro e, per certi versi, critico. L’Italia soffre da anni di un problema di produttività legato anche a investimenti insufficienti in tecnologia. “Il digitale è fondamentale per migliorare la produttività del Paese”, osserva, sottolineando come la spesa digitale, pur collocando l’Italia tra i principali mercati europei, non si traduca in una reale penetrazione paragonabile a quella di altre economie avanzate. Questo divario ha generato un vero e proprio debito tecnologico che oggi le imprese si trovano a dover recuperare in tempi rapidi.
Digital gap – Intercettare le esigenze del mid-market
Impresoft si propone come un attore capace di intercettare le esigenze del mid-market, quella porzione di Paese fatta di aziende manifatturiere, realtà del retail e imprese farmaceutiche che rappresentano l’ossatura produttiva nazionale ma che storicamente sono state meno servite dai grandi operatori tecnologici. “Il nostro ruolo è servire un segmento fondamentale che fino a oggi non è stato adeguatamente focalizzato”, spiega Gerardi, evidenziando come la specializzazione settoriale sia uno dei principali fattori distintivi del gruppo.
Con circa 240 milioni di euro di ricavi e una crescita sostenuta sia per linee interne sia attraverso acquisizioni, Impresoft ha costruito un modello che combina software proprietario e servizi IT integrati. Questa impostazione consente alle aziende clienti di avere un unico interlocutore per governare la trasformazione digitale, dalla gestione ERP fino alle infrastrutture cloud e alla cybersecurity. “Siamo un one-stop shop: il cliente ha bisogno di un partner che lo accompagni lungo tutto il percorso, non di una somma di fornitori”, afferma Gerardi.
Il ruolo dirompente dell’AI contro il Digital gap
Ma il vero elemento di discontinuità è rappresentato dall’intelligenza artificiale, che l’azienda non considera una semplice tecnologia aggiuntiva, bensì un fattore trasversale destinato a ridefinire processi, modelli organizzativi e competenze. La strategia adottata è sintetizzata nel concetto di “AI first at scale”, un approccio che punta non solo all’adozione diffusa dell’AI, ma alla sua integrazione sistemica all’interno dell’organizzazione e delle soluzioni offerte ai clienti.
“L’intelligenza artificiale è già pervasiva: è nel software che sviluppiamo, nei servizi che eroghiamo e nel modo in cui lavoriamo”, sottolinea Gerardi. Tuttavia, la sfida non è tanto misurare quanto fatturato derivi dall’AI, quanto piuttosto capire come essa possa aumentare la produttività e generare valore concreto. In questa prospettiva, Impresoft ha scelto di investire fortemente sulle competenze, potenziando il numero di sviluppatori e incoraggiando l’uso quotidiano degli strumenti di intelligenza artificiale.
Anziché sostituirle, amplificare le capacità umane
Una scelta che va controcorrente rispetto a chi vede nell’AI un mezzo per ridurre la forza lavoro. “Non pensiamo di diminuire gli sviluppatori, anzi vogliamo aumentarli. Sono esperti di domini, e l’AI è un esoscheletro che li rende più efficaci, non un sostituto”, chiarisce Gerardi. Questo approccio riflette una visione in cui la tecnologia amplifica le capacità umane, anziché sostituirle, spostando il valore dalle attività operative a quelle di analisi e decisione.
L’impatto dell’intelligenza artificiale si estende anche ai processi interni. Dalla gestione automatizzata dei ticket alla creazione di documentazione, fino all’analisi delle performance di marketing e finanziarie, l’AI viene utilizzata per migliorare efficienza e qualità del lavoro. “Ci rendiamo conto che tutto questo è trasformativo: possiamo fare molto di più e democratizzare attività che prima erano troppo costose o complesse”, osserva il CEO.

Governance ed etica
Parallelamente, grande attenzione viene dedicata ai temi della governance e dell’etica. Impresoft ha introdotto policy specifiche per regolare l’uso dell’AI, vietando pratiche come lo shadow AI e promuovendo un utilizzo consapevole degli strumenti. “Abbiamo l’obbligo morale di conoscere queste tecnologie e usarle in modo corretto”, afferma Gerardi, evidenziando la necessità di proteggere dati e proprietà intellettuale.
Un altro elemento centrale è la formazione, che secondo il manager deve evolvere radicalmente. I tradizionali corsi statici non sono più sufficienti in un contesto in cui le tecnologie cambiano di settimana in settimana. “La formazione deve diventare continua, fatta di piccoli gruppi che si confrontano e sperimentano insieme”, spiega, paragonando questo modello a quello degli scout, basato su pratica costante e condivisione.
Uso verticale dell’AI
Sul fronte dell’offerta, Impresoft sta sviluppando soluzioni innovative che integrano l’AI in modo verticale sui diversi settori. Dai sistemi di qualità per l’industria manifatturiera agli strumenti di analisi avanzata per l’e-commerce, fino alle applicazioni in ambito sanitario, l’obiettivo è tradurre la tecnologia in casi d’uso concreti. “Non basta portare la tecnologia: bisogna calarla nel business del cliente e risolvere problemi reali”, sottolinea Gerardi.
Tra le soluzioni più avanzate emerge anche lo sviluppo di piattaforme proprietarie per l’analisi e la governance dei dati, capaci di integrare informazioni provenienti da fonti diverse e generare insight immediati. In un contesto economico caratterizzato da incertezza e complessità, la capacità di leggere i dati diventa infatti un vantaggio competitivo decisivo.
Acceleratore di innovazioni
Non meno importante è il ruolo che Impresoft intende giocare come acceleratore di innovazione, anche attraverso iniziative di corporate venture capital. L’azienda mira a supportare startup e realtà emergenti, mettendo a disposizione competenze e accesso al mercato. “Una buona idea ha bisogno di essere portata ai clienti, e noi possiamo fare da acceleratore”, afferma Gerardi.
Guardando al futuro, la sfida principale riguarda le competenze e la capacità di adattamento delle organizzazioni. L’intelligenza artificiale richiede un cambio di mentalità, oltre che di strumenti. “Servono persone curiose, capaci di affrontare problemi e di utilizzare l’AI per risolverli”, conclude il CEO, evidenziando anche l’importanza di competenze trasversali come l’intelligenza emotiva e il lavoro di squadra.






