Le aziende iniziano a chiedere risultati concreti: budget più selettivi, gap di competenze e nuove priorità stanno ridefinendo la roadmap del quantum computing.
Il quantum computing entra in una fase decisiva di dimostrazione: secondo la prima parte del Quantum Readiness Report 2026 di QuEra Computing, le organizzazioni stanno superando l’ottimismo iniziale e iniziano a richiedere evidenze concrete, progressi verificabili e percorsi chiari verso la creazione di valore per il business.
Il sondaggio rileva che il 62% degli intervistati con carichi di lavoro pertinenti segnala limiti moderati o critici del calcolo classico. Questo dato sottolinea una domanda crescente legata a valutazioni economiche per le tecnologie quantistiche, mentre le organizzazioni si confrontano con vincoli computazionali concreti.
Allo stesso tempo, la fiducia si è raffreddata. Rispetto allo scorso anno, la quota di intervistati che descrive il proprio Paese come “molto ben posizionato” nel quantum computing è diminuita di 20 punti percentuali, passando da oltre il 45% nel 2025 al 25% nel 2026. Un risultato che segnala il passaggio da ottimismo iniziale ad aspettative più disciplinate e guidate da risultati misurabili.

Nel complesso, questi segnali descrivono un mercato che non perde fiducia nel potenziale del quantum computing, ma alza l’asticella su cosa significhi un progresso realmente significativo.
Yuval Boger, Chief Commercial Officer di QuEra Computing
Quello a cui stiamo assistendo è una ricalibrazione delle aspettative. Le organizzazioni stanno passando dal chiedersi se il quantum sarà importante al domandarsi quando, dove e in quali condizioni genererà un valore reale. Il passaggio dalla convinzione al benchmarking è tipico di un mercato in fase di maturazione.
Aumenta il coinvolgimento ma cresce la soglia di preparazione
Nonostante l’aumento dell’interesse, meno organizzazioni si considerano pronte ad adottare il quantum computing. Solo il 55% degli intervistati definisce la propria azienda “abbastanza” o “molto preparata”, in calo rispetto al 65% dello scorso anno.
Questa apparente contraddizione riflette il “paradosso della preparazione”: man mano che cresce la comprensione del tema, anche la definizione di readiness diventa più rigorosa.
I dati mostrano inoltre un andamento controintuitivo: le organizzazioni più grandi si percepiscono meno pronte rispetto a player più piccoli e agili. La complessità dei sistemi legacy, cicli di approvazione più lunghi e priorità di budget rappresentano barriere più rilevanti della sola disponibilità di risorse.
Sebbene il 56% delle organizzazioni sia impegnato nel quantum computing tramite esplorazione, valutazione o proof-of-concept, solo il 13% ha raggiunto la fase di implementazione o scala. Il dato conferma il divario tra sperimentazione e prontezza operativa.

Il talento è il principale collo di bottiglia
Oltre a maturità tecnologica e costi, la disponibilità di competenze emerge come barriera critica. Il 37% degli intervistati indica la mancanza di talenti come una delle sfide principali per l’adozione del quantum.
Yuval Boger, Chief Commercial Officer di QuEra Computing
La pipeline di competenza quantistiche potrebbe essere oggi il principale collo di bottiglia per la velocità dell’innovazione. Le organizzazioni non possono implementare ciò che non riescono a presidiare con le competenze necessarie. Questo risultato dovrebbe spostare l’attenzione sullo sviluppo della forza lavoro come priorità strategica, non solo come tema di risorse umane.
Europa vs Stati Uniti: fiducia e readiness a confronto
Il sondaggio evidenzia forti differenze geografiche. Regno Unito e Stati Uniti registrano livelli di fiducia elevati: l’88% nel Regno Unito e l’82% negli USA ritengono i rispettivi Paesi ben posizionati nel quantum computing. Nell’Unione Europea la quota scende al 51%.
A livello organizzativo, solo il 21% delle aziende europee si definisce “molto preparata”. A questa minore fiducia si accompagna una maggiore attenzione a disciplina negli acquisti, sovranità tecnologica e integrazione industriale, segnali di un approccio più prudente ma strutturato.
La simulazione come primo percorso verso il valore
I dati indicano la simulazione come applicazione più promettente nel breve periodo, soprattutto in scienza dei materiali, chimica e scoperta di farmaci. Questo use case rappresenta il 42% delle applicazioni pianificate, con forte attenzione nelle life sciences.
Pur restando forte la convinzione sul lungo periodo, gli investimenti diventano più selettivi. Il 46% degli intervistati prevede budget invariati nel 2026, mentre solo il 10% prevede una diminuzione. Il quadro suggerisce consolidamento, non arretramento.
Il quantum computing non viene più finanziato solo sulla promessa: l’adozione è sempre più guidata da necessità operative ed evidenze, soprattutto nei settori ad alta intensità di simulazione.
Timeline ancora ambiziose per la maturità del quantum computing
Nonostante il calo di fiducia, le aspettative restano compresse: oltre il 43% prevede la superiorità rispetto ai sistemi classici entro cinque anni e un ulteriore 37% indica un orizzonte di sei-dieci anni. Meno dell’1% ritiene che non verrà mai raggiunta.
Questa comunicazione rappresenta la Parte 1 del Quantum Readiness Survey. Nei prossimi mesi verranno pubblicate ulteriori analisi su investimenti e procurement, aspettative tecnologiche e fattori che influenzano l’adozione commerciale.
Metodologia
Il sondaggio Quantum Readiness Report 2026 è stato condotto a dicembre 2025 e ha raccolto le risposte di 291 stakeholder del quantum computing provenienti dal mondo accademico, industriale, governativo e dei fornitori di tecnologia in oltre 25 Paesi. La ricerca è stata condotta da QuEra Computing per valutare adozione, preparazione e aspettative del mercato globale.






