Intelligenza artificiale, intervista doppia: Ammagamma e Gruppo Tea

Spesso l’intelligenza artificiale è considerata un concetto molto astratto perché non viene correttamente spiegata e capita.

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Intelligenza artificiale e utilizzi pratici: Luca Boschini, Analytics Translator di Ammagamma, e Matteo Malvicini, Innovation Project Manager di Gruppo Tea.

Risponde: Matteo Malvicini, Innovation Project Manager di Gruppo Tea

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– Come avete collaborato con Ammagamma per sviluppare percorsi innovativi per lo svolgimento di task tradizionali? Quali logiche di processo e quali feedback sono stati alla base del progetto?

Il percorso tecnologico e culturale intrapreso da Gruppo Tea, in partnership con Ammagamma, è iniziato nel 2019 con l’obiettivo di individuare potenziali scenari di applicazione capaci di aumentare il grado di maturità del Gruppo nei confronti dell’Intelligenza Artificiale.
Successivamente un ruolo fondamentale lo ha svolto la fase iniziale di ricerca dei possibili processi da automatizzare e l’individuazione di key users che potessero favorire lo sviluppo di questo percorso innovativo.

L’industrializzazione di tre progetti pilota ha permesso di dare forza al piano progettuale attraverso la contaminazione di tutto il Gruppo avvenuta tramite un’efficace comunicazione interna, sessioni formative con oltre 100 partecipanti e successivamente mediante l’engagement dei colleghi chiamati a proporre il proprio processo ripetitivo da automatizzare.
Questo approccio verso un’innovazione bottom-up ha permesso, in poco più di un anno e mezzo, di far conoscere a tutto il Gruppo una tecnologia innovativa pronta a sbocciare.

– Quali vantaggi tangibili avete identificato con l’introduzione dei bot, in fase progettuale e, successivamente, in fase applicativa?

La Robotic Process Automation, per Gruppo Tea, ha rappresentato la possibilità di mettere a supporto delle persone dei bot in grado di svolgere attività ripetitive, come ad esempio l’acquisizione e l’inserimento di dati, i controlli e la comunicazione con altri sistemi digitali, in modo del tutto automatico.
Ciò ha contribuito ad abbattere i tempi di elaborazione, eliminando l’errore umano e riducendo l’intervallo di tempo tra inizio e fine lavori, garantendo inoltre una maggiore precisione e qualità dei risultati finali.

L’RPA sta avendo sulle persone un effetto positivo analogo a quello delle linee di produzione assistite dai robot collaborativi degli impianti industriali.
L’impatto più significativo che stiamo riscontrando è che questa tecnologia sta offrendo alle persone l’opportunità di liberarsi dai compiti altamente ripetitivi per dedicarsi ad attività più qualificanti a livello intellettuale, sia per sé che per l’azienda.

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Risponde: Luca Boschini, Analytics Translator di Ammagamma

– Intelligenza artificiale e trasformazione digitale rischiano, spesso, di rimanere concetti astratti per il “grande pubblico”. Quale valore attribuite a questi concetti? E come li avete concretizzati in Tea?

Spesso l’intelligenza artificiale è considerata un concetto molto astratto perché non viene correttamente spiegata e capita. Negli anni, attorno a questo concetto è stata costruita un’aura di mistero e magia, che noi di Ammagamma crediamo sia importante contrastare. Un modo con cui riusciamo a farlo è portando conoscenza e consapevolezza presso il cliente.

È infatti importante l’affiancamento iniziale proprio per spiegare cosa si intende per trasformazione digitale e per far riscoprire agli utenti coinvolti nei processi (spesso di back office) che questa trasformazione può essere introdotta a tutti i livelli.

Insieme a Gruppo Tea abbiamo infatti realizzato un workshop aperto a tutta l’azienda incentrato sulle tecnologie di automazione e sulla robotizzazione di processo, che si è rivelato un grande successo, non per il fatto di aver approfondito soluzioni hi-tech o perché abbiamo “innovato”, ma perché abbiamo spiegato in maniera semplice come ogni risorsa in azienda può dare un contributo prezioso verso l’innovazione continua.

– Come funzionano i software automatici, i cosiddetti “bot”, per l’automazione dei processi di back-office resi operativi presso Gruppo Tea? Quali sono state le sfide e le difficoltà in fase di progettazione?

Gli applicativi “bot” sono software che, opportunamente configurati e schedulati, si attivano ogni giorno e controllano se ci sono dei compiti da svolgere. Risiedono all’interno di macchine virtuali nei sistemi del cliente o talvolta direttamente sul pc dell’utente. Quando individuano pratiche ad essi assegnati si mettono all’opera e non si fermano fino a quando non è terminata l’operatività.

A questo punto comunicano all’utente la buona riuscita (o meno) dell’elaborazione delle pratiche. Qualora una pratica non sia andata a buon fine, per esempio, a causa di errori nei dati, per tipologie particolari, e via dicendo, il bot comunica all’utente di controllare solamente quella pratica, limitando al massimo il suo effort.

La prima difficoltà di un progetto di robotizzazione è la mappatura del processo: una mappatura svolta parzialmente o a un livello troppo alto non consente di censire tutti i passaggi che il bot deve fare sui sistemi aziendali, rischiando di incorrere in step del processo non totalmente robotizzabili. Inoltre, anche la configurazione e il testing delle funzionalità del bot sono processi complicati: un errore in una singola azione del bot compromette l’intero svolgimento automatizzato del processo.