Workspace digitale, intervista a Fabio Luinetti di Citrix Italia

Citrix mette la persona al centro e opera con l’obiettivo di offrire la miglior esperienza utente per sviluppare il potenziale delle persone.

Workspace lavoro ibrido

Fabio Luinetti, Country Manager Citrix Italia, racconta la filosofia del brand e i punti di forza delle soluzioni offerte, che favoriscono agilità, workspace digitale e smart working.

– Come si posiziona Citrix, oggi, a livello italiano e globale?

Citrix sta crescendo sia a livello globale che a livello locale, anche grazie all’accelerazione che la situazione di emergenza sanitaria ha imposto ai progetti di trasformazione digitale spesso già in atto nelle aziende e nelle Pubbliche amministrazioni.

All’interno di questo contesto ci sono tre elementi che caratterizzano l’evoluzione di Citrix: gli investimenti legati alla sicurezza, quelli legati ai prodotti – in particolare con la recente l’acquisizione di Wrike – e infine il fatto che abbiamo fatto evolvere il nostro modello di business a subscription-based sia on-premise ma soprattutto nel cloud.

– Quali sono i punti di forza della proposition Citrix? Quali sono le strategie di sviluppo per il medio periodo? Cosa proponete oggi e quali servizi arriveranno nel corso di quest’anno?

Citrix mette la persona al centro della tecnologia e opera con l’obiettivo di offrire la miglior esperienza utente al fine di sviluppare pienamente il potenziale delle persone. Citrix concepisce lo spazio di lavoro non più come un luogo fisico, ma come uno spazio digitale unificato e sicuro che si muove insieme alla persona, mettendo a sua disposizione tutte le risorse di cui ha bisogno per operare al meglio, indipendentemente dal luogo, dal momento e dal dispositivo.

Il Worskpace di Citrix non si limita a questo, grazie a connettori nativi per le soluzioni applicative SaaS, alle micro-app e all’Intelligenza Artificiale, Citrix Workspace è in grado di prioritizzare i task a favore della produttività dei dipendenti aiutandoli a valorizzare al meglio il loro tempo e il loro talento. Con l’acquisizione di Wrike questo modello si amplia ulteriormente, passando da dashboard e flussi di lavoro personalizzati all’automazione per ottimizzare processi specifici dei gruppi di lavoro.

Workspace digitale

– Quali mercati andate a indirizzare? Quali osservatori privilegiati, potete dirci come si sta muovendo il Vs segmento di competenza?

Il futuro si sta evolvendo verso un mondo sempre più “ibrido” che coniuga sempre di più ciò che comunemente chiamiamo reale e virtuale. Se in qualche modo la pandemia ha forzato questa tendenza, tutto quello che stiamo vivendo sta ormai diventando quello che chiamiamo la “nuova normalità” e questa situazione sta impattando tutti i mercati senza grossa distinzione tra essi. L’accelerazione della digitalizzazione dei processi – e quindi anche di quelli di smart working – riguarda infatti sia la PA sia il settore privato.

Digital Workspace – Per esperienza diretta possiamo portare diversi esempi; per quanto riguarda la PA, ad esempio, il Comune di Milano è riuscito è riuscito ad assicurare la continuità dei propri servizi anche nel periodo più buio della pandemia da COVID-19 abilitando in pochi mesi migliaia di dipendenti a sfruttare opzioni di lavoro agile.
Nel settore privato sono moltissime le aziende che, anche al di là della pandemia, devono ricorrere per esigenze di business a una forza lavoro distribuita, per esempio Conte.it che utilizza Citrix Workspace per offrire ai propri dipendenti e outsourcer sicurezza e flessibilità.

– Sicurezza, Smart working e rispetto della compliance, come coniugate questo binomio?

La digitalizzazione dei processi non può eludere il tema della sicurezza. Se da un lato è infatti necessario rivedere i processi stessi e avere a disposizione tecnologie che consentono di integrare mondi applicativi eterogenei, dall’altro è indispensabile garantire sicurezza e privacy.
Tutto questo si riflette nella nostra piattaforma di workspace che, innanzi tutto, unifica le tecnologie necessarie per abilitare processi di integrazione eterogenei, semplificando l’interfaccia utente e rendendo disponibili questi processi su qualsiasi dispositivo.

In particolare, dentro la piattaforma Citrix Workspace ci sono sia tutte le componenti per gestire nativamente la collaborazione sui contenuti (Citrix ShareFile, Citrix RightSignature, Citrix Podio), sia le tecnologie per rendere digitali i processi cross-applicazioni e, in particolare, troviamo tutto il mondo delle micro-app, che creano interfacce semplici per accedere ad applicazioni complesse.

Ovviamente portare i processi in mobilità richiede di garantire la sicurezza: potendo accedere a dati e app da qualsiasi dispositivo e da qualsiasi luogo, il perimetro da proteggere si allarga e la sicurezza è importantissima. Il nostro principio è quello dello Zero Trust, a cui affianchiamo componenti di analytics che permettono di correlare il comportamento degli utenti rispetto a determinate regole di privacy e sicurezza permettendo di identificare, preventivamente, eventuali azioni fraudolente.

Workspace digitale

– Citrix Workspace e sicurezza Zero Trust, in che modo rispondete alle grandi sfide legate alla sicurezza che le aziende di oggi stanno affrontando?

Quando parliamo di Zero Trust, facciamo riferimento ad un concetto secondo cui, per accedere alle risorse aziendali, non esiste fiducia a prescindere. Indipendentemente dal dispositivo, è necessario infatti verificare identità e credenziali ogni volta che esso accede a un’applicazione, e non soltanto nel momento del login, ma in maniera continua e attraverso l’esame di diversi fattori legati al comportamento dell’utente quali il tempo, il luogo e la posizione del dispositivo, il tutto anche grazie agli algoritmi di Machine Learning ed Intelligenza Artificiale.

Le soluzioni odierne Zero Trust utilizzano l’apprendimento automatico per monitorare le attività dell’utente e confrontarle con quelle approvate dalle policy aziendali. Ciò permette ai gruppi preposti alla sicurezza di individuare velocemente attività sospette, che possono indicare account compromessi o minacce interne e agire tempestivamente in modo che venga impedito ai cyber criminali di aggirarsi indisturbati dentro la rete.

Workspace e sicurezza

Credo che questo approccio sia oggi quello preferibile perché da un lato offre la flessibilità necessaria al lavoro da remoto e su dispositivi diversi, dall’altro garantisce il massimo della sicurezza. In particolare, è importante sottolineare quello che ci differenzia rispetto all’approccio VPN. In questo caso viene creato un canale ritenuto sicuro, ma una volta che si è ottenuto l’accesso tutto può succedere e l’utente può accedere a qualsiasi risorsa presente. Noi evitiamo invece di avere un canale strutturato in questo modo, preferiamo infatti verificare che l’utente abbia effettivamente diritto ad accedere a determinate risorse nel momento stesso in cui accede, offrendo così un livello di sicurezza più puntale e sempre legato al contesto.

– Nonostante il forte impatto della tecnologia nel mondo imprenditoriale, molto spesso le aziende sono restie al cambiamento. In Italia si registra una resistenza al cambiamento particolarmente alta. Quali considerazioni potete fare in merito? Cosa riscontrate presso i clienti?

Sicuramente c’è una grande questione culturale in merito al digitale perché purtroppo, in Italia e in particolare per quel che riguarda le PMI, non c’è ancora una vera consapevolezza del fatto che il digitale possa dare un reale vantaggio competitivo; dall’altra parte c’è anche un problema di gap infrastrutturale perché, probabilmente anche per la particolare conformazione morfologica del nostro Paese, la banda larga non è ancora presente in maniera uniforme su tutto il territorio.

Infine, purtroppo, c’è un gap di competenze che dovrebbe essere colmato al più presto, perché le persone che studiano materie tecnico scientifiche sono meno di quanto servirebbe in realtà. I tre elementi in gioco sono quindi cultura, infrastrutture e formazione; in questa situazione è esploso il Covid-19, un evento traumatico che ha comunque accelerato la trasformazione digitale attraverso l’inevitabile potenziamento di smart working ed eCommerce, nonché ha messo in luce la possibilità di portare il digitale nella catena del valore e nella supply chain.

Nel prossimo futuro, la sfida vera probabilmente quella di capitalizzare sugli investimenti fatti in tema di pandemia affinché diventino asset preziosi su cui costruire nuovo valore.

Workspace digitale

– In un campo in rapido mutamento, la falsa idea di innovazione e la continua guerra dei prezzi al ribasso rischiano di vanificare gli sforzi di chi, realmente, sceglie la via del rinnovamento e della modernizzazione. Cosa ne pensa? Che esempi ci può fare derivante dalla Vs. esperienza?

A questo proposito vorrei sottolineare che parlare di innovazione, in realtà, non significa solo parlare di tecnologia e di digitale. Senza dubbio l’innovazione deve essere anche nelle tecnologie, e oggi il cloud permette di implementarne velocemente di nuove con costi scalabili e senza fare investimenti iniziali troppo gravosi. Però tutto questo non basta.

Non basta cioè innovare da un punto di vista tecnologico, bisogna innovare processi e modelli di business, e fare sì che la cultura dell’innovazione permei tutta l’organizzazione. Inizialmente abbiamo pensato che la tecnologia fosse uno strumento utile solo a fare un maggior numero di cose in minor tempo, ma la realtà ci ha mostrato che la tecnologia permette anche di fare una serie di cose che prima non si riuscivano a fare e da questo punto di vista, come abbiamo accennato, cultura e competenze sono un tema chiave per fare dell’innovazioni il vero vantaggio competitivo.