Netalia accelera e punta sulle infrastrutture cloud italiane

Forte della certificazione QC2 di ACN, Netalia valorizza sovranità digitale, data center distribuiti e infrastrutture cloud conformi alle norme europee.

infrastrutture cloud

Fondata a Genova nel 2010, Netalia è un Public Cloud Service Provider italiano che opera con l’obiettivo di garantire alle imprese e alla Pubblica Amministrazione infrastrutture cloud sicure, affidabili e conformi ai più elevati standard normativi. La società serve il mercato nazionale e si rivolge in particolare ai settori caratterizzati da una maggiore sensibilità del dato – Sanità, Energia, Finanza e PA – offrendo soluzioni avanzate per l’elaborazione e la conservazione delle informazioni.

Il portafoglio clienti di Netalia è costituito per il 20-25% dalla Pubblica Amministrazione, mentre la restante quota è rappresentata da aziende di varie dimensioni, con una presenza importante di imprese a partecipazione statale.

Un nuovo piano industriale

Netalia ha presentato un nuovo piano industriale che, in un orizzonte temporale di cinque anni, fissa tre macro-obiettivi: un fatturato annuo da 50 milioni di euro, un incremento dell’organico per passare dalle attuali 35 a più di 200 unità, e il traguardo strategico della quotazione in borsa. Con questo piano, l’azienda imprime una decisa accelerazione al proprio percorso per affermarsi come una figura di primo piano nel mercato delle infrastrutture cloud in Italia.

Per dare concretezza a questa visione, il primo passo strategico compiuto da Netalia è stata l’evoluzione del proprio assetto societario. L’azienda ha infatti completato la trasformazione in Società per Azioni, elevando il capitale sociale a 1 milione di euro attraverso l’investimento diretto dell’attuale proprietà. Questa manovra di rafforzamento patrimoniale costituisce la base formale per l’ingresso di investitori esterni: in quest’ottica è già stato deliberato un secondo aumento di capitale, aperto a terzi, la cui conclusione è prevista entro la fine dell’estate.

La sovranità digitale come questione strategica

Michele Zunino, Amministratore Delegato di Netalia
In un quadro geopolitico mondiale sempre più instabile il digitale è ormai diventato una questione politica e strategica nazionale, al pari della difesa. Non può esserci vera sovranità per un Paese senza un controllo diretto e indipendente su asset e sistema digitale. Il nostro piano a cinque anni esprime dunque la piena natura di azienda di sistema, che non insegue semplici traguardi finanziari ma l’obiettivo di garantire all’Italia e al suo tessuto produttivo – dalle grandi aziende alla Pubblica Amministrazione, fino alle PMI – una reale indipendenza digitale. Scegliere infrastrutture cloud nazionali significa difendere il valore economico del territorio e creare valore per l’intera comunità.

Questo modello operativo, radicato nel territorio, permette a Netalia di intercettare una tendenza strutturale in forte accelerazione nel mercato. Il comparto italiano del cloud esprime oggi un valore complessivo superiore agli 8 miliardi di euro, con un incremento annuale del 20%, ed è ormai maturo e pervasivo, alla base della vita quotidiana di privati, aziende e Pubblica Amministrazione. La sua evoluzione è legata sia all’aspetto tecnologico, con il continuo arrivo di nuovo hardware e software, sia a quello normativo, con la pubblicazione di regolamenti sempre più stringenti su sicurezza delle infrastrutture cloud e sovranità dei dati.

Repatriation e patrimoni digitali

Sebbene lo scenario sia caratterizzato da una storica dominanza di multinazionali estere, si sta imponendo il paradigma della repatriation, ovvero il trasferimento dei patrimoni digitali dalle grandi multinazionali verso i provider locali: un fenomeno che, secondo le stime, potrà arrivare a muovere circa 400 milioni di euro all’anno nel giro di pochi anni. Si tratta di un mercato complessivo, non ben segmentato e a tratti persino confuso nella percezione degli utenti, con servizi che vanno dalla co-location al cloud vero e proprio.

netalia

Per quanto riguarda le aziende, dopo un periodo iniziale in cui dati e applicazioni sono stati caricati nelle infrastrutture cloud senza preoccuparsi di dove effettivamente risiedessero dal punto di vista geografico, oggi, alla luce delle forti tensioni internazionali, è sempre più sentita l’esigenza di portare le informazioni all’interno di un perimetro sicuro e controllato, tipicamente l’Europa, idealmente l’Italia, come richiesto in maniera esplicita dalle normative che la Pubblica Amministrazione deve rispettare.

In questo contesto, Netalia si configura come un operatore chiaramente definito nell’offerta di valore e focalizzato su un unico modello di erogazione: il public cloud. Si tratta di una scelta guidata da esigenze di sovranità, conformità giuridica alle norme europee e stabilità tariffaria, con cui la proposta dell’azienda si presenta come un’autentica alternativa di sistema.

Il modello infrastrutturale: data center disaggregati e certificazioni

Le risorse derivanti dalla ricapitalizzazione sosterranno un piano di investimenti progressivo, focalizzato sullo sviluppo delle infrastrutture cloud sul territorio. Lo sviluppo, però, rifiuterà logiche di forte impatto ambientale: l’espansione non passerà dalla costruzione di nuovi data center, bensì dal riutilizzo sostenibile delle strutture esistenti e da alleanze con i principali System Integrator e con gli altri operatori della filiera digitale del Paese, come software house e telco.

Michele Zunino
Puntiamo su data center dislocati sul territorio italiano, non per competere con gli hyperscaler ma per fornire alle imprese del Paese una potenza adeguata alle loro necessità, senza ricorrere a capacità sovradimensionate. Intendiamo offrire un servizio sostenibile, basato su data center di dimensioni medie già esistenti e dotati di tutte le certificazioni necessarie per le infrastrutture cloud. Non a caso abbiamo ottenuto dall’ACN, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, la certificazione QC2.

cloud Kubernetes

Il modello perseguito da Netalia è infatti fondamentalmente disaggregato dall’infrastruttura: la società realizza la propria infrastruttura tecnologica all’interno di impianti già esistenti, spesso sottoutilizzati. Il marchio opera attualmente in tre region – Milano, Genova e Palermo – con l’obiettivo di aumentare sia il numero di region sia le zone all’interno di ciascuna area, così da garantire un elevato livello di affidabilità.

L’impiego di numerosi data center di medie dimensioni distribuiti sul territorio permette, in teoria, di ridurre i tempi di latenza e di fornire un servizio di tipo on edge. La rete italiana, però, è caratterizzata da pochi nodi molto grandi, in cui transita la gran parte del traffico dati. Una struttura centralizzata che rischia di vanificare la vicinanza fisica di un data center a una determinata azienda, perché i dati non si muovono su una connessione diretta ma passano sempre da un hub centrale, tipicamente Milano o Roma.

Per scelta strategica, Netalia non intende offrire una rete proprietaria punto-punto, ma basa i propri servizi esclusivamente sulla rete pubblica, così da garantire l’accesso ai dati dei clienti ovunque nel mondo si trovi un terminale autorizzato.