Red Hat: l’AI accelera, sicurezza e stabilità sono centrali

Le aziende vogliono innovare senza rischi. Red Hat illustra la sua strategia volta ad assicurare che automazione, cybersecurity e sovranità digitale diventano elementi chiave per integrare l'AI.

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L’intelligenza artificiale, la sicurezza informatica, la sovranità del dato e l’automazione stanno ridefinendo le priorità delle imprese europee. È questo il quadro emerso dal Red Hat Summit 2026 di Atlanta. L’evento ha confermato come il dibattito tecnologico globale stia ormai convergendo su pochi temi centrali: l’adozione dell’intelligenza artificiale su scala industriale, la protezione dei dati, la modernizzazione delle infrastrutture e la necessità di garantire un equilibrio tra innovazione e controllo.

La transizione accelera, ma non deve prescindere da stabilità e sicurezza

L’impressione raccolta tra aziende, partner e clienti è che il mercato stia vivendo una fase di accelerazione senza precedenti. La diffusione delle tecnologie generative e agentiche sta infatti imponendo una revisione delle architetture IT costruite negli ultimi vent’anni, aprendo nuove opportunità ma anche nuove criticità.

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L’intelligenza artificiale è sicuramente l’elemento centrale di tutta la trasformazione delle nostre piattaforme – spiega Giorgio Galli, Director Tech Sales Italy –. Ma accanto all’innovazione dobbiamo continuare a lavorare sui temi che da sempre caratterizzano il nostro approccio: stabilità e sicurezza. Le aziende chiedono di innovare senza perdere affidabilità, ed è questa la sfida che stiamo affrontando”.

L’AI non è più percepita come una tecnologia sperimentale confinata ai laboratori di ricerca o ai progetti pilota. Sta diventando un’infrastruttura critica per il business. Dalle banche alle industrie manifatturiere, dagli operatori della difesa agli enti pubblici, cresce la richiesta di piattaforme in grado di integrare modelli linguistici avanzati, sistemi agentici e strumenti di automazione all’interno di contesti operativi già esistenti.

Il vero cambiamento riguarda la velocità con cui le organizzazioni devono adattarsi. L’innovazione non si misura più in anni ma in mesi, talvolta in settimane. Una dinamica che sta modificando profondamente il rapporto tra tecnologia, governance e investimenti.

Preservare sistemi che continuano a generare valore

Fabio Grassini, Regional Enterprise Sales Director Italy, ha sottolineato come la questione non possa essere ridotta esclusivamente all’intelligenza artificiale. “L’AI è la punta dell’iceberg. Sotto esiste un mondo fatto di infrastrutture, applicazioni, dati e processi che devono essere ripensati. Le aziende non partono da zero: hanno investimenti da preservare e sistemi che continuano a generare valore. Il vero tema è capire come accompagnare questa evoluzione mantenendo stabilità e continuità operativa”.

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Proprio il concetto di continuità rappresenta uno dei punti più delicati per le grandi organizzazioni. Molte aziende operano infatti su infrastrutture sviluppate nel corso di decenni e non possono permettersi interruzioni o trasformazioni radicali. Da qui nasce l’esigenza di piattaforme capaci di coniugare innovazione e compatibilità con il patrimonio tecnologico esistente.

Sicurezza è sempre più sinonimo di velocità

Il tema assume una rilevanza ancora maggiore se osservato dal punto di vista della sicurezza. L’avvento dell’intelligenza artificiale generativa ha aumentato in modo significativo la capacità di individuare vulnerabilità software, accelerando il ritmo con cui vengono scoperti nuovi punti deboli all’interno dei sistemi informatici. “Stiamo osservando un profondo cambiamento– evidenzia Galli –. L’intelligenza artificiale consente oggi di individuare anomalie e vulnerabilità con una rapidità impensabile fino a pochi anni fa. Questo significa che le aziende devono essere in grado di reagire molto più velocemente, aggiornando i propri sistemi e automatizzando i processi di remediation”.

La sicurezza diventa così un fattore strutturale dell’innovazione. Non basta più proteggere il perimetro aziendale: occorre garantire la resilienza di interi ecosistemi digitali, intervenendo in modo tempestivo su applicazioni, infrastrutture e componenti software distribuiti.

Supporto più esteso per assicurare la resilienza

Per questo motivo Red Hat ha annunciato una serie di iniziative orientate ad aumentare la resilienza delle piattaforme enterprise. Tra queste figura l’estensione del supporto delle versioni del sistema operativo Linux fino a 14 anni, con possibilità di manutenzione prolungata fino a 30 anni. Una scelta pensata soprattutto per i settori più regolamentati, come pubblica amministrazione e infrastrutture critiche.

La stabilità rimane fondamentale – osserva Galli –. Esistono mercati dove la velocità dell’innovazione non coincide con la velocità con cui è possibile sostituire le piattaforme operative. Pensiamo alla difesa o ai grandi sistemi industriali. In questi contesti il supporto a lungo termine rappresenta un requisito strategico”.

Sempre più strategico sfruttare l’automazione

Accanto alla sicurezza emerge con forza anche il tema dell’automazione. Se fino a pochi anni fa automatizzare significava principalmente semplificare attività ripetitive, oggi il concetto assume una valenza molto più ampia. Le organizzazioni chiedono strumenti capaci di gestire processi complessi, interpretare eventi e suggerire azioni correttive in modo autonomo.

Sei anni fa, quando sono entrato a far parte di Red Hat, automazione significava eseguire patch o accendere e spegnere macchine virtuali – racconta Grassini –. Oggi non è più così. L’automazione è diventata uno strumento fondamentale per affrontare la complessità crescente delle infrastrutture digitali e reagire rapidamente ai cambiamenti”.

L’evoluzione dell’automazione è strettamente legata allo sviluppo degli agenti AI, sistemi capaci di comprendere richieste formulate in linguaggio naturale, interpretare il contesto operativo e suggerire o eseguire azioni in maniera autonoma. Un passaggio destinato a trasformare il lavoro degli amministratori di sistema e dei team IT.

Cresce l’attenzione verso la sovranità digitale

Parallelamente cresce il tema della sovranità digitale. La questione, inizialmente confinata agli ambienti istituzionali e governativi, sta assumendo una rilevanza sempre maggiore anche nel settore privato. Le imprese vogliono sapere dove risiedono i dati, chi può accedervi e quali garanzie esistono rispetto alle possibili conseguenze di tensioni geopolitiche o cambiamenti normativi.

Il dato è diventato il vero patrimonio strategico delle organizzazioni – sottolinea Grassini –. Le aziende vogliono essere sicure di poter mantenere il controllo delle proprie informazioni e di non dipendere completamente da soggetti esterni. La sovranità digitale non è più un tema teorico, ma una necessità concreta”.

È proprio in questo contesto che si inseriscono alcune delle partnership annunciate da Red Hat durante il summit di Atlanta. Tra queste spicca l’accordo con Core42, società appartenente al gruppo G42 degli Emirati Arabi Uniti, attiva nello sviluppo di infrastrutture per l’intelligenza artificiale e la gestione di ambienti cloud sovrani.

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Si tratta di una delle partnership più importanti annunciate quest’anno – spiega Giampiero Cannavò, Regional Director Med & Italy Ecosystem –. L’obiettivo è costruire infrastrutture pensate per la sovranità tecnologica e per la gestione sicura dell’intelligenza artificiale. In molti mercati stiamo osservando una crescente attenzione verso il tema della cloud repatriation e della localizzazione dei dati”.

Si ampia la strategia di alleanze

L’intesa con Core42 si inserisce all’interno di una più ampia strategia di alleanze che coinvolge anche Nvidia, Oracle e Panasonic. Partnership che riflettono la convinzione crescente secondo cui nessuna azienda può affrontare da sola la trasformazione imposta dall’intelligenza artificiale. “Il tema dell’ecosistema è centrale – afferma Cannavò –. Solo attraverso l’interconnessione tra diversi attori possiamo massimizzare gli investimenti e accelerare l’adozione delle nuove tecnologie”.

Particolarmente significativa è la collaborazione con Nvidia, uno dei principali protagonisti della rivoluzione AI grazie alle sue GPU. L’accordo punta a creare piattaforme integrate in grado di sviluppare, distribuire e scalare applicazioni di intelligenza artificiale in ambienti mission critical.

Anche il rapporto con Oracle assume una rilevanza strategica. L’obiettivo è rafforzare la presenza delle tecnologie Red Hat all’interno degli ambienti cloud enterprise, ampliando le possibilità di scelta per le organizzazioni che adottano strategie multi-cloud o ibride.

Innovare sì, ma avendo tutto sotto controllo

Sul fronte tecnologico, la direzione appare chiara: costruire piattaforme aperte, interoperabili e indipendenti dall’hardware sottostante. Una scelta che punta a evitare fenomeni di lock-in e a garantire maggiore libertà alle aziende nel selezionare modelli, infrastrutture e fornitori.

Le richieste che arrivano dal mercato sono spesso molto diverse tra loro – conclude Grassini –. Ma tutte hanno un elemento comune: la necessità di innovare mantenendo il controllo. Le aziende vogliono sfruttare l’intelligenza artificiale, modernizzare le applicazioni, ottimizzare i costi e proteggere i dati. Per riuscirci servono piattaforme aperte, flessibili e capaci di accompagnare l’evoluzione tecnologica senza creare nuove dipendenze”.