Secondo un’indagine di SOTI, la sanità digitale si affida sempre di più a dispositivi connessi o soluzioni di telemedicina, ma il processo non è ancora perfezionato.. Il report ‘Sanità digitale: rischi calcolati e sfide nascoste’ ha coinvolto 1.750 responsabili IT di 11 Paesi per investigare sulle principali prospettive del panorama sanitario. Nei mercati principali (USA e UK) gli intervistati sono stati 200; 150 in Canada, Messico, Germania, Francia, Svezia, Paesi Bassi, Australia, Italia e Spagna.
La digitalizzazione della sanità? Ancora incompleta
In un settore come quello della sanità in cui velocità e continuità delle cure sono determinanti per la vita dei pazienti, adottare nuove tecnologie non basta. Serve infatti anche implementarle e gestirle in modo efficiente e sicuro all’interno delle organizzazioni. Tenendo conto della centralità di mantenere la continuità operativa e avere il pieno controllo, centralizzato e da remoto, dei dispositivi mobili. Ed è qui che emergono le criticità.
Le ripercussioni sull’efficienza del lavoro in corsia
Secondo il report di SOTI:
- il 96% dei responsabili IT nel mondo e il 92% in Italia segnala problemi con i sistemi legacy, per i dispositivi medici IoT e di telemedicina;
- due terzi delle organizzazioni (65%) utilizzano sistemi non integrati e obsoleti per questi dispositivi;
- a livello globale il 59% delle organizzazioni – 47% in Italia – affronta frequenti problemi tecnologici o di inattività nel loro impiego. Con ripercussioni sulla continuità operativa e sull’efficienza dei flussi di lavoro.
Più device mobili, più complessità da gestire per i reparti IT
Da un lato i dispositivi mobili in dotazione (laptop, smartphone, tablet, stampanti mobili, scanner palmari, etc.) aiutano a eliminare processi manuali e alleggeriscono quindi il lavoro degli operatori sanitari. Dall’altro il loro aumento e diversificazione rende necessaria la piena gestione di un ecosistema digitale con un quoziente di complessità più elevato. Cosa che ad oggi ancora non risulta ancora raggiunta. L’indagine infatti evidenzia che:
- il 38% del personale IT (il 29% in Italia) non è capace di distribuire e gestire facilmente nuovi dispositivi;
- la stessa percentuale (e 29% in Italia) non è in grado di fornire assistenza da remoto o ottenere informazioni dettagliate sui problemi dei device;
- il 39% (29% in Italia) dichiara di perdere troppo tempo a risolvere criticità tecniche;
- Per il 36% (27% in Italia) l’IT legacy ha avuto un impatto sull’adozione e integrazione di cartelle cliniche elettroniche.
Un suggerimento per completare la digitalizzazione del settore sanitario
Per risolvere questi problemi il settore sanitario dovrebbe non solo investire nella modernizzazione dell’infrastruttura IT, ma anche adottare una strategia di Enterprise Mobility Management (EMM). Questa consentirebbe di risolvere problemi e interruzioni di attività dei dispositivi da remoto, installare rapidamente nuove applicazioni, gestire e controllare ampie flotte di device. Una strategia di questo tipo permetterebbe di portare a compimento quel percorso di digitalizzazione di cui il settore sanitario ha bisogno per migliorare radicalmente l’assistenza al paziente.






