Microsoft sta vivendo una trasformazione tecnologica senza precedenti, ridefinendo il proprio modello operativo e la strategia di crescita attraverso l’integrazione sistemica dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali per favorire la frontier transformation. Ne ha parlato Judson Althoff, Chief Commercial Officer dell’azienda, durante la tappa italiana della Microsoft AI Tour, che ha visto 2.500 partecipanti, tra imprenditori, manager, professionisti IT e sviluppatori, discutere di come le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale possono aiutare le aziende a crescere e a essere più innovative. Althoff ha affermato che Microsoft ha avviato non solo un ripensamento profondo delle tecnologie, ma anche delle modalità con cui l’organizzazione opera, innova e genera valore. Althoff ha descritto questa fase dicendo: “La nostra tecnologia ha ormai cinquant’anni e, in un certo senso, anche i nostri modelli operativi stanno invecchiando. Per questo, i processi aziendali devono evolvere. Continuiamo ad avere contratti e relazioni con clienti che utilizzano sistemi esistenti, ma è proprio evolvendo questi processi che possiamo servire meglio il futuro”.
L’AI sostiene la crescita sbloccando il potenziale disponibile
L’intelligenza artificiale diventa così la leva strategica per sostenere una crescita ambiziosa senza aumentare proporzionalmente le risorse impiegate. “Ho preso un impegno con il consiglio di amministrazione: utilizzare l’intelligenza artificiale per continuare a far crescere i ricavi nei prossimi tre anni, senza aumentare le risorse o il capitale investito – ha spiegato –. Parliamo di oltre 100 miliardi di dollari di crescita, sfruttando le risorse che abbiamo già oggi. Non si tratta quindi di ridurre o rallentare il cambiamento, ma di sbloccare tutto il potenziale che abbiamo a disposizione. Questo è il vero significato della frontier transformation”.
Frontier transformation – Ridefinire la produttività e del modo di lavorare
Un aspetto centrale di questa strategia riguarda la ridefinizione della produttività e del modo in cui le persone lavorano. L’impatto dell’intelligenza artificiale si manifesta non solo nello sviluppo software, ma anche nella ricerca avanzata. “Abbiamo tutti visto come l’intelligenza artificiale ci permetta di scrivere più software e sviluppare più prodotti rispetto al passato – ha osservato Althoff – ma l’AI non è utile solo nello sviluppo: è fondamentale anche nella ricerca scientifica di base”. Un esempio concreto arriva dai laboratori di ricerca di Microsoft, dove si stanno facendo progressi significativi, come nel progetto Majorana 1, un passo importante nel calcolo quantistico. Althoff sottolinea che senza l’intelligenza artificiale non sarebbero stati possibili questi risultati, che rappresentano un salto in avanti di oltre cinque anni nella scienza dei materiali e nello sviluppo tecnologico.
Modello operativo condiviso con i clienti
Il modello operativo adottato da Microsoft si fonda su quattro pilastri della trasformazione digitale, che ora vengono proposti anche ai clienti come framework per implementare progetti di AI con impatto reale. “Il modello che offriamo ai nostri clienti è lo stesso che utilizziamo internamente – ha sottolineato Althoff –. Serve a garantire che i progetti di intelligenza artificiale generino valore reale per l’azienda e per le persone”.

Le organizzazioni che riescono a sfruttare pienamente la trasformazione guidata dall’AI condividono alcune caratteristiche chiave. La prima è l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei flussi di lavoro quotidiani: “L’intelligenza artificiale deve integrarsi nel flusso di lavoro quotidiano – ha evidenziato Althoff –. Deve far parte delle attività normali delle persone, non essere uno strumento separato dove si copiano e incollano informazioni. L’AI deve essere presente negli strumenti che le persone utilizzano ogni giorno”.
La seconda dimensione riguarda la diffusione dell’innovazione all’interno delle organizzazioni. “In ogni persona c’è un potenziale creatore – ha osservato Althoff –: spesso le persone che lavorano direttamente sul campo, più vicine ai problemi reali dell’azienda, sono anche quelle che possono trovare le soluzioni più rapidamente. Per questo è fondamentale dare loro strumenti di innovazione basati sull’AI, permettendo di creare soluzioni alla velocità del business”.
L’AI amplifica l’intelligenza delle persone e la frontier transformation
La terza dimensione è la governance di questo ecosistema tecnologico sempre più complesso. “È necessario poter governare, monitorare e proteggere tutto ciò che l’intelligenza artificiale fa nei processi aziendali – ha sostenuto –. Bisogna capire se sta producendo i risultati attesi, se opera in modo sicuro e se genera il ritorno sull’investimento previsto”.
“In sintesi, tutto si riduce a due concetti fondamentali: intelligenza e fiducia – ha aggiunto Althoff –. Spesso, parlando con diverse comunità tecnologiche, emergono opinioni differenti. Alcuni sostengono che l’aspetto più importante siano i modelli di intelligenza artificiale. Altri ritengono che il fattore decisivo sia il sistema o l’infrastruttura. Io credo invece che l’elemento più importante sia l’intelligenza delle persone. L’AI serve ad amplificare quell’intelligenza, proteggendo allo stesso tempo le idee e garantendo una base affidabile per sviluppare soluzioni”.
Guardare oltre le mode
In un contesto di innovazioni rapide e competizione intensa tra modelli e piattaforme, Althoff ha invitato a guardare oltre le mode del momento. “Il mercato cambia rapidamente: pochi mesi fa si parlava di un certo modello di IA, il mese dopo di un altro, poi di Gemini, e tra qualche tempo emergerà un’altra tecnologia” puntualizza, riferendosi anche ai sistemi sviluppati da Google. “Ma al di là delle mode del momento, ciò che conta davvero è avere una piattaforma solida basata su intelligenza e fiducia, elementi essenziali della frontier transformation”.
A tal fine, Microsoft ha sviluppato una nuova architettura tecnologica che integra dati, strumenti di lavoro e capacità di intelligenza artificiale. “Abbiamo costruito una piattaforma chiamata IQ, composta da tre elementi principali: Work IQ, Fabric IQ e un insieme di strumenti di integrazione e sviluppo” ha chiarito Althoff. Integrato in Microsoft 365, Work IQ riguarda il modo in cui le persone collaborano e gestiscono le attività aziendali, facilitando conversazioni intelligenti, creazione di documenti, gestione delle informazioni e costruzione di agenti digitali, mantenendo i dati all’interno dell’ambiente aziendale.

Fabric IQ è la soluzione progettata per integrare e analizzare dati provenienti da fonti eterogenee, dai sistemi interni alle infrastrutture cloud come Microsoft Azure, permettendo di unificare e analizzare dati complessi, fondamentale in contesti come la gestione delle catene di approvvigionamento globali. L’integrazione tra dati e strumenti operativi si traduce in un supporto diretto alle attività quotidiane dei dipendenti, grazie a Work IQ.
Word, PowerPoint, Excel, Teams sono più intelligenti
Parallelamente, Microsoft ha aggiornato i principali strumenti di produttività aziendale, integrando nuove capacità di intelligenza artificiale in Word, PowerPoint, Excel, Teams e nelle funzioni di chat. Queste funzionalità permettono la creazione di agenti intelligenti nel cloud, progettati per supportare le attività e le ambizioni professionali degli utenti. Althoff evidenzia come l’evoluzione dell’intelligenza artificiale stia già producendo risultati concreti sia nel mercato consumer sia in quello enterprise. “I modelli di AI sono in grado di generare documenti, presentazioni e fogli di calcolo di grande qualità, ma spesso non comprendono il contesto specifico del business”, ha affermato. La vera sfida, ha concluso Althoff, “non è soltanto creare modelli sempre più potenti, ma costruire sistemi che sappiano integrare quei modelli con i dati, i processi e le esigenze reali delle organizzazioni”.
La frontier transformation in Italia
In Italia, Microsoft promuove la strategia di frontier transformation per accompagnare imprese e organizzazioni pubbliche verso un uso più maturo e strategico dell’intelligenza artificiale, passando da un approccio centrato sull’efficienza operativa a un modello in cui l’AI diventa partner di creatività, innovazione e crescita. Secondo l’AI Skills 4 Agents Observatory 2026, un’adozione diffusa e sistemica dell’intelligenza artificiale potrebbe generare entro il 2040 un incremento annuo del PIL italiano pari al 18%, con un valore aggiunto di circa 336 miliardi di euro all’anno. Il settore manifatturiero potrebbe contribuire con oltre 60 miliardi di euro aggiuntivi, pari a una crescita del 19%.
Tuttavia, l’uso dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane è ancora fortemente orientato all’efficienza operativa. Se quasi il 90% delle grandi aziende utilizza già soluzioni di AI, la maggior parte delle implementazioni si concentra sull’ottimizzazione dei processi. Una grande azienda su tre registra miglioramenti di produttività superiori al 5%, con aspettative di crescita fino al 9,8%. L’intelligenza artificiale agentica è percepita soprattutto come strumento per aumentare la produttività, mentre solo il 27% delle realtà italiane la considera un motore strategico per la trasformazione del business. La diffusione degli agenti intelligenti procede gradualmente: il 29% delle imprese li vede come un’evoluzione naturale da adottare a breve, mentre il 55% li considera un salto tecnologico che richiede ancora preparazione e maturità organizzativa. I principali ostacoli sono la cultura e le competenze, citate dal 70% degli intervistati, e le difficoltà di integrazione con i processi esistenti, segnalate dal 47%.
Esposito: fondamentale passare dalla sperimentazione all’adozione su larga scala
Vincenzo Esposito, amministratore delegato di Microsoft Italia, ha sottolineato l’importanza di accompagnare le imprese in un percorso di frontier transformation più ampio: “In uno scenario in cui un’adozione pervasiva dell’AI può generare un incremento annuale del PIL italiano del 18%, è fondamentale passare dalla sperimentazione all’adozione su larga scala. Il 95% delle grandi aziende italiane vede l’AI agentica come driver di efficienza e produttività, ma solo il 27% vi associa un vantaggio come motore di business. Occorre un cambio di mindset che porti a concepire l’IA agentica non più come uno strumento IT accessorio ma come una leva strategica”.
Esposito evidenzia che la trasformazione tecnologica deve procedere insieme a un’evoluzione culturale e delle competenze. “Tecnologia e cultura devono evolvere di pari passo”, ha precisato. In tal senso, Esposito ricorda che Microsoft supporta le realtà italiane con il proprio ecosistema tecnologico e investendo sulle competenze, attraverso programmi come AI L.A.B., che ha coinvolto oltre 500 realtà italiane e 38 partner in più di 700 progetti, e l’iniziativa Elevate, che offrirà nuovi contenuti formativi verticali tramite l’AI Skills Alliance.






