Per anni il cloud computing centralizzato ha dominato le strategie IT aziendali, ma oggi emerge un paradigma complementare che sposta la potenza di calcolo ai margini della rete, più vicino alla fonte di generazione dei dati. L’edge computing non rappresenta una semplice evoluzione tecnologica, ma una risposta concreta alle crescenti esigenze di velocità, sicurezza e autonomia operativa che caratterizzano l’era dell’Internet of Things e dell’intelligenza artificiale distribuita.
Un mercato in espansione esponenziale
Il mercato globale dell’edge computing ha raggiunto i 20,86 miliardi di dollari nel 2024 e si prevede che toccherà i 983,34 miliardi di dollari entro il 2037, con un tasso di crescita annuo composto del 34,5%. Secondo altre stime, il valore passerà da 432,94 miliardi di dollari nel 2024 a oltre 5.132 miliardi di dollari entro il 2034, con un CAGR del 28%.
Gli investimenti più significativi si concentrano inizialmente sull’hardware, con particolare attenzione a processori e acceleratori di intelligenza artificiale nei sistemi infrastrutturali periferici, ma progressivamente i servizi supereranno la quota hardware come voce di spesa dominante.
La spinta principale arriva dalla proliferazione dei dispositivi connessi. Entro il 2025, i dispositivi IoT connessi a livello globale genereranno 79,4 zettabyte di dati, un volume che renderebbe insostenibile l’elaborazione esclusivamente centralizzata. Entro i primi anni Trenta, il 74% dei dati globali verrà processato al di fuori dei data center tradizionali, confermando una trasformazione strutturale dell’architettura IT.
Riduzione della latenza: il vantaggio competitivo fondamentale
Il principio cardine dell’edge computing risiede nella prossimità fisica tra elaborazione e generazione dei dati. Elaborando le informazioni localmente, vicino alla sorgente, si riduce drasticamente la latenza, evitando i ritardi associati alla trasmissione verso data center remoti o cloud centralizzati. Questo fattore diventa critico in applicazioni che richiedono risposte in tempo reale.
L’edge computing consente di ridurre i tempi di risposta da millisecondi a microsecondi, integrando algoritmi di machine learning direttamente su dispositivi periferici come sensori IoT o gateway industriali. In contesti industriali avanzati, questa riduzione temporale può fare la differenza tra un intervento preventivo e un guasto costoso.

La latenza rappresenta quel periodo di attesa tra l’accesso a un contenuto e il suo caricamento effettivo. Se nelle applicazioni consumer una user experience fluida dipende da tempi di risposta inferiori ai 100 millisecondi, nelle applicazioni industriali, sanitarie o di mobilità autonoma le soglie temporali accettabili si misurano in singole cifre di millisecondi.
Le sfide della sicurezza nelle infrastrutture distribuite
La distribuzione geografica e la moltiplicazione dei punti di accesso alla rete introducono complessità significative nella gestione della sicurezza. Gli ambienti edge spesso non garantiscono gli standard di protezione fisica dei data center tradizionali, e in alcuni contesti un malintenzionato potrebbe accedere ai dati rimuovendo fisicamente il supporto di archiviazione dall’infrastruttura periferica.
Il 47% dei responsabili IT nordamericani, il 46% in Asia-Pacifico e il 41% in Europa citano cybersecurity e protezione dei dati come principale barriera a una più rapida adozione dell’edge computing. La proliferazione di dispositivi edge aumenta esponenzialmente la superficie di attacco potenziale, rendendo necessari approcci di sicurezza innovativi.
Gli edge data center richiedono l’implementazione di concetti di sicurezza evoluti come zero trust e Secure Access Security Edge, che applicano policy granulari su chi, cosa e quando può accedere ad applicazioni, dati e servizi. Il principio zero trust implica non fidarsi di nessun dispositivo o persona che tenti di accedere alla rete, applicando verifiche continue indipendentemente dalla posizione o dalla rete di origine.
L’integrazione strategica con il 5G
Le reti di quinta generazione rappresentano un catalizzatore fondamentale per l’edge computing. L’implementazione delle reti 5G si basa sul multi-access edge computing (MEC) per connettere macchine, oggetti e persone ovunque, sfruttando comunicazioni a bassa latenza ultra affidabili e larghezza di banda elevata.
La tecnologia O-RAN, caratterizzata dall’installazione delle sole antenne attive sui siti e la centralizzazione delle funzioni di banda base nei data center distribuiti, è condizione essenziale per la sostenibilità economica del 5G basato su Small Cells. Questa architettura è intrinsecamente cloud-native e abilita l’evoluzione software della rete attraverso l’edge computing.
Il MEC fornisce capacità di elaborazione al margine della rete, spostando le risorse fuori dal cloud e più vicino ai dispositivi finali, riducendo così la distanza che i dati devono percorrere e aumentando le velocità di elaborazione. Per le reti 5G, il MEC rappresenta un elemento praticamente imprescindibile per sfruttare appieno le potenzialità della nuova generazione di connettività.

Applicazioni industriali e IoT, il binomio vincente
L’edge computing trova il suo terreno più fertile nell’intersezione con l’Internet of Things industriale. Nel manifatturiero, l’edge permette di elaborare dati di sensori che monitorano il funzionamento dei macchinari, rilevando anomalie o guasti imminenti e attivando interventi correttivi prima che il problema si aggravi.
In Italia ci sono circa 124 milioni di oggetti connessi, poco più di 2,1 per abitante, con forte espansione nelle Smart Car e nelle applicazioni utility come Smart Metering e Smart Asset Management. Questi dispositivi generano volumi di dati che richiedono elaborazione locale per evitare congestione di rete e garantire risposte tempestive.
Nei settori industriali, l’edge computing consente di gestire dinamicamente carichi di lavoro AI con infrastrutture multi-livello, dove elaborazione e storage possono avvenire vicino al punto di raccolta dati. Nel retail, permette di sfruttare l’intelligenza artificiale per gestione inventario in tempo reale, analisi del comportamento dei clienti e monitoraggio della sicurezza senza costi cloud eccessivi.
Cloud ed edge: complementarietà strategica
È fondamentale chiarire un equivoco diffuso: l’edge computing non si pone in contrapposizione al cloud, ma lo integra e lo arricchisce creando un’architettura ibrida e scalabile. Idealmente, un progetto dovrebbe sfruttare i vantaggi di ciascun approccio.
Il cloud computing risulta ottimale per storage a lungo termine, disaster recovery e analytics avanzati, mentre l’edge computing eccelle in rapidità e resilienza operativa. I dati possono essere pre-elaborati in prossimità della fonte, con invio al cloud solo delle informazioni aggregate o dei risultati delle analisi.
Gestire e proteggere all’edge dati che mantengono valore a lungo termine ha un costo proibitivo, mentre l’invio dall’edge al cloud di dati iperlocali in tempo reale non produce valore e aumenta i costi a causa di latenza ed errori. La chiave sta nell’identificare quale elaborazione effettuare dove, bilanciando prestazioni, costi e sicurezza.
Nel contesto italiano, secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, stanno emergendo casi d’uso in cui cloud ed edge convivono per ottimizzare costi ed efficienza operativa, con grandi campus cloud accompagnati da piccoli edge data center decentralizzati vicini all’utente finale per esigenze specifiche di latenza.
Prospettive future e competenze richieste
Lo sviluppo futuro dell’edge computing si intreccia strettamente con l’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Nel 2025, l’edge computing sta diventando un elemento fondamentale per l’AI, con le organizzazioni che si orientano verso infrastrutture multi-livello per ridurre l’imprevedibilità dei costi cloud mantenendo elevate performance AI.
Chip specifici per l’AI edge, come la serie Jetson di NVIDIA, portano potenza di calcolo senza precedenti ai dispositivi periferici, abilitando inferenza AI sofisticata su dispositivi compatti ed energeticamente efficienti. Questa capacità apre scenari che spaziano dai chioschi retail guidati da AI alla manutenzione predittiva in contesti industriali.
Stanno emergendo figure professionali ibride come gli Edge AI Architects, che progettano pipeline dati bilanciando elaborazione locale e cloud, gli AI Security Ethicists per compliance etica e sicurezza nei sistemi decentralizzati, e i Quantum Edge Developers per ottimizzare algoritmi su hardware quantistico periferico.
L’evoluzione verso un paradigma di elaborazione veramente distribuita richiede collaborazione trasversale tra settori e investimenti significativi in competenze. Oltre il 74% degli investimenti in edge computing nel 2024 si è concentrato su infrastrutture di data center, mentre meno del 20% è andato verso applicazioni, indicando un’opportunità significativa per innovazione a livello applicativo.






