Sanità digitale e servizi per la persona: a che punto siamo

La digitalizzazione della sanità ha permesso di passare da un modello frammentato a uno integrato, in cui il flusso di informazioni è continuo e condiviso.

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Negli ultimi anni, la trasformazione digitale ha investito profondamente il settore sanitario italiano, aprendo nuove prospettive in termini di efficienza, qualità dell’assistenza e integrazione dei servizi. Il percorso di innovazione ha visto la creazione di sistemi e piattaforme che hanno rivoluzionato il modo in cui le informazioni cliniche sono raccolte, gestite e condivise, ponendo le basi per una sanità sempre più personalizzata e accessibile. Tuttavia, nonostante i notevoli progressi raggiunti, esistono ancora margini di miglioramento che, se colmati, potrebbero determinare una svolta decisiva nell’erogazione dei servizi per la persona.

Il processo di digitalizzazione della sanità italiana ha vissuto fasi alterne, con accelerazioni improvvise e momenti di stallo. Secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, gli investimenti in tecnologie digitali hanno superato i 2,5 miliardi di euro nel 2023, segnando un incremento del 40% rispetto al periodo pre-pandemia.

La trasformazione digitale in Italia: un quadro di progressi

Il processo di digitalizzazione in ambito sanitario si è intensificato negli ultimi dieci anni grazie a un forte impegno da parte delle istituzioni e del settore privato. In particolare, l’implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) ha rappresentato uno dei passi più significativi nella gestione delle informazioni cliniche, consentendo una raccolta centralizzata dei dati sanitari del paziente. Questo strumento, integrato con sistemi di autenticazione digitale come lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), ha facilitato l’accesso sicuro e rapido alle informazioni mediche, migliorando il servizio assistenziale e riducendo le duplicazioni di esami e diagnosi.

Tuttavia, permangono criticità significative. La diffusione del FSE presenta ancora forti disparità regionali, con tassi di attivazione che variano dal 90% in Lombardia a meno del 30% in alcune regioni del Sud. Reply, attraverso il suo Osservatorio sulla Sanità Digitale, ha evidenziato come l’effettivo utilizzo del FSE da parte delle persone sia ancora limitato, con solo il 35% degli utenti che accede regolarmente al proprio fascicolo.

Le piattaforme digitali hanno favorito la creazione di un sistema in cui le strutture sanitarie pubbliche e private possono collaborare in modo più efficace. Soluzioni software sviluppate da aziende italiane come Dedalus, Engineering Ingegneria Informatica e Zucchetti si sono rivelate cruciali per la digitalizzazione dei processi clinici e amministrativi. Queste realtà, affermatesi nel panorama nazionale, hanno implementato sistemi che garantiscono l’interoperabilità tra ospedali, ambulatori e laboratori, facilitando lo scambio di informazioni in tempo reale.

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Soluzioni tecnologiche per una sanità integrata

La digitalizzazione ha permesso di passare da un modello sanitario frammentato a uno integrato, in cui il flusso di informazioni è continuo e condiviso tra i diversi attori del sistema. Piattaforme di gestione dati e sistemi informativi ospedalieri (HIS, Hospital Information System) si interfacciano con dispositivi medici e applicazioni mobile, garantendo una visibilità completa dello stato di salute dei pazienti. L’utilizzo di standard internazionali, come HL7 – FHIR (Health Level Seven International – Fast Healthcare Interoperability Resources), ha reso possibile la creazione di architetture modulari e scalabili, in grado di integrare nuove funzionalità e di adattarsi rapidamente alle esigenze emergenti.

Un esempio significativo di questa evoluzione è rappresentato dalle soluzioni offerte da AlmavivA, che ha sviluppato piattaforme per la gestione dei dati clinici e per l’erogazione di servizi digitali, contribuendo a migliorare la comunicazione tra pazienti e operatori sanitari. Tali tecnologie non solo ottimizzano i tempi di risposta in caso di emergenza, ma offrono anche strumenti avanzati per il monitoraggio dei parametri vitali e la gestione delle terapie a distanza.

L’importanza dell’interoperabilità e della sicurezza

Uno degli aspetti fondamentali della sanità digitale è la capacità di integrare sistemi eterogenei, garantendo l’interoperabilità tra diverse piattaforme e dispositivi. La sfida principale consiste nell’armonizzare i formati dei dati e i protocolli di comunicazione, in modo da rendere le informazioni facilmente accessibili e utilizzabili da tutte le entità coinvolte. In questo contesto, le aziende italiane che operano nel settore IT per la sanità hanno posto particolare attenzione all’adozione di soluzioni che rispettino le normative europee in materia di privacy e sicurezza, come il GDPR.

La sicurezza dei dati sanitari è un tema di primaria importanza, soprattutto in un’epoca in cui le minacce informatiche sono sempre più sofisticate. Le soluzioni adottate devono garantire non solo la protezione contro accessi non autorizzati, ma anche la resilienza degli infrastrutture informatiche in caso di attacchi o malfunzionamenti.

Telemedicina e servizi a distanza: un acceleratore per l’assistenza sanitaria

Un’altra innovazione di rilievo è l’adozione della telemedicina, che ha guadagnato un’importanza inaspettata soprattutto in seguito alle restrizioni imposte dalla pandemia. La possibilità di effettuare consulti a distanza ha permesso di mantenere un elevato standard di assistenza anche in situazioni di emergenza, riducendo il rischio di contagio e alleggerendo la pressione sulle strutture ospedaliere.

Le piattaforme di telemedicina, sviluppate sia da realtà consolidate sia da start-up innovative, integrano strumenti di videoconferenza, monitoraggio remoto dei parametri vitali e sistemi di intelligenza artificiale per il supporto decisionale. Aziende come Dedalus hanno ampliato il loro ventaglio di servizi includendo soluzioni per il monitoraggio dei pazienti cronici e per la gestione delle patologie a lungo termine. Questi strumenti, grazie a sensori e dispositivi IoT, consentono di tracciare in tempo reale l’andamento delle condizioni di salute, permettendo interventi tempestivi e personalizzati.

Nonostante questi successi, la diffusione della telemedicina rimane disomogenea. Secondo uno studio della Fondazione GIMBE, solo il 60% delle strutture sanitarie italiane dispone di piattaforme di telemedicina certificate, con significative disparità tra Nord e Sud del paese.

Scandit ed Epic collaborano insieme per il settore sanitario

Criticità e margini di miglioramento

Nonostante gli evidenti progressi, permangono alcune criticità che richiedono attenzione e interventi mirati. Uno dei principali limiti riguarda la frammentazione dei sistemi informativi a livello regionale. Sebbene esista una spinta verso l’interoperabilità, in molte aree il passaggio a standard unificati è ancora in fase di implementazione, con conseguenti difficoltà nella condivisione dei dati tra le diverse realtà sanitarie.

Un’altra sfida riguarda l’adozione diffusa delle tecnologie digitali da parte di tutto il personale sanitario. La formazione continua e l’aggiornamento professionale sono necessari per garantire un utilizzo efficace dei nuovi strumenti. Le soluzioni tecnologiche, per quanto avanzate, devono essere accompagnate da percorsi formativi strutturati, capaci di colmare il divario tra competenze tradizionali e necessità di un ambiente sempre più digitalizzato.

Inoltre, l’integrazione di sistemi legacy rappresenta un ulteriore ostacolo. Molte strutture sanitarie, specialmente in ambito pubblico, utilizzano ancora software e infrastrutture datati, che non sono immediatamente compatibili con le nuove piattaforme digitali. La migrazione verso sistemi moderni comporta investimenti ingenti e un processo di cambiamento che richiede tempo e risorse, con un impatto diretto sulla continuità operativa dei servizi.

La sicurezza informatica, nonostante gli sforzi compiuti, resta un aspetto delicato. L’adozione di soluzioni avanzate per la protezione dei dati deve essere bilanciata con la necessità di garantire un accesso rapido e sicuro alle informazioni da parte degli operatori sanitari. La gestione degli accessi e la protezione contro attacchi informatici richiedono un costante aggiornamento delle misure di sicurezza e una stretta collaborazione tra enti pubblici, privati e istituti di ricerca.

Le prospettive future: verso una sanità sempre più smart e inclusiva

Guardando al futuro, il potenziale della sanità digitale appare immenso. La crescente integrazione di tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale, il machine learning e l’Internet of Medical Things (IoMT), permetterà di trasformare radicalmente il modo in cui vengono erogati i servizi sanitari. L’analisi predittiva e i sistemi di supporto decisionale, ad esempio, possono contribuire a ridurre i tempi di diagnosi e a ottimizzare i percorsi terapeutici, offrendo al contempo un supporto concreto agli operatori sanitari.

Le aziende italiane stanno già investendo in progetti di ricerca e sviluppo che puntano a creare soluzioni sempre più sofisticate. In questo scenario, la collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese private riveste un ruolo fondamentale, poiché consente di coniugare competenze multidisciplinari e di tradurre in soluzioni concrete le innovazioni teoriche. La sinergia tra questi attori può portare a una nuova generazione di servizi sanitari, in grado di rispondere alle sfide poste da un mondo in continua evoluzione.

Un ulteriore aspetto di rilievo riguarda l’accessibilità dei servizi digitali per tutte le fasce della popolazione. È essenziale che la trasformazione digitale non acuisca il divario tra chi ha facile accesso alle tecnologie e chi, per motivi economici, culturali o geografici, ne rimane escluso. Investire in infrastrutture digitali a livello territoriale e promuovere politiche di inclusione rappresenta una priorità per garantire che il progresso tecnologico si traduca in benefici concreti per l’intera comunità.