Digital Transformation Institute e Cmft indagano sulla conoscenza della blockchain. Una tecnologia poco conosciuta e pochissimo utilizzata da aziende e consumatori.
Infatti secondo la ricerca “Retail Transformation”, elaborata dal Digital Transformation Institute e Cmft, in collaborazione con Assintel e Swg, solo l’11% degli intervistati dichiara di sapere cosa sia, a fronte di un 19% che ne ha sentito parlare ma non sa di cosa si tratti e un 52% che ammette di non avere mai sentito questa parola.
L’indagine è stata condotta, tra agosto e settembre 2018, con tecnica Cawi/Cami su un campione nazionale di 1.000 utenti rappresentativo della popolazione italiana per genere, età e zona di residenza.
Per le aziende il campione è rappresentato da associate Assintel, associazione nazionale di riferimento delle imprese ICT e digitali di Confcommercio-imprese per l’Italia.
Chiamati a rispondere sul significato di questa tecnologia, gli utenti con le idee più chiare l’hanno definita come “un database distribuito che sfrutta la tecnologia peer-to-peer” o come “un archivio storico aperto che condivide tutte le transazioni ad esempio di bitcoin”. In molti hanno associato la parola a certificazione, sicurezza, criptovaluta e bitcoin.
Cosa ne pensano consumatori e aziende
Come emerso per altre tecnologie che la ricerca è andata a indagare, anche per blockchain, a fronte di una percentuale di utenti che ammette di conoscere il significato della parola, sono ben pochi quelli che hanno effettivamente sperimentato e utilizzato la tecnologia.
Ad aver effettuato acquisti con bitcoin e altre criptovalute in modo regolare, per esempio, sono soltanto il 3% degli intervistati, contro un 81% che afferma di non averle mai utilizzate (con uno scoraggiante 15% che si dichiara interessato a farlo).
Tra coloro che dichiarano di non aver usato criptovalute, un 30% dichiara di sentirsi a disagio nel farlo per ragioni legate alla immaterialità e volatilità, alla sicurezza e alla complessità d’uso.
Circa le possibili applicazioni della blockchain, i consumatori giudicano migliore l’intermediazione virtuale piuttosto che umana nell’acquistare un’auto senza dover gestire la burocrazia del passaggio di proprietà (59%), nel garantire l’autenticità di un titolo di studio o di altro documento (57%), nel riconoscere l’identità di una persona o di un’organizzazione (50%) o nel certificare la provenienza di un prodotto alimentare senza la necessità di organismi di verifica e certificazione (45%).
Per le imprese la situazione non è molto diversa da quella dei consumatori: le applicazioni relative a blockchain presentano un utilizzo nullo o molto basso per il 65% delle intervistate, mentre sono solo un 13% quelle che ne fanno un uso medio-alto. Non molto diversa la situazione futura, visto che solo il 22% delle imprese s’immagina di usare blockchain, a fronte di un 43% che pensa a un utilizzo nullo o medio basso.
Nei prossimi tre anni la situazione risulta essere non molto molto differente: criptovalute non saranno prese in considerazione dal 54% delle aziende; crowdfunding dal 35%; smart property dal 32%. Una previsione che va oltre i tre anni fa registrare un 27% delle aziende interessate al prediction market, un 22% al crowdfunding, un 19% agli smart contrats e un 16% agli energy markets.
Stefano Epifani, Presidente del Digital Transformation Institute
I risultati non devono stupire in quanto parliamo di una soluzione che, uscendo dal ristretto nucleo di chi a vario titolo se ne occupa, è ancora giovane e ‘lontana’ dai consumatori. Molti ne hanno sentito parlare in relazione ai bitcoin, ma la maggior parte degli utenti internet ne ignora completamente l’esistenza. Se consideriamo che nel caso di sistemi di diffusione molto più larga, come il cloud computing, meno della metà degli utenti ne conosce l’esistenza pur usandoli quotidianamente, non è così strano che pochi sappiano di cosa si tratta. Ciò non necessariamente sarà un limite all’adozione di soluzioni basate su distributed ledger technology, ma è bene che le aziende riescano, a medio termine, ad inquadrarne le reali caratteristiche ed i vantaggi concreti, anche per uscire dal momento attuale di hype, nel quale si propongono soluzioni basate su blochchain anche per fare il caffè.