Governance, i costi invisibili di scegliere il “not doing”

La società di consulenza spiega come un'efficace governance può trasformarsi in una leva di valore utile a tutta l'azienda, che evita i costi nascosti che può generare l'inazione.

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La governance dell’IT non può più essere relegata a una funzione tecnica o di supporto. Oggi è una componente strutturale del governo d’impresa, perché incide direttamente sulla qualità delle decisioni, sulla capacità di allocare risorse e sulla creazione di valore nel tempo. E i danni che può causare scegliere di non prendere decisioni (Cost of Not Doing, CoND) possono essere drammatici per un’azienda, sia in termini tangibili, sia di immagine o di competitività. È da qui che prende forma la visione di 5PM Advisory, che interpreta la governance come il punto di incontro tra tecnologia, strategia e responsabilità manageriale.

L’IT in azienda non va considerata a compartimenti stagni

L’IT non è un silo e non può funzionare come tale: è una parte integrante dell’azienda e deve essere governato con una visione complessiva”, spiega Mario Costa, CEO di 5PM Advisory. Il rischio, altrimenti, è quello di moltiplicare iniziative tecnologiche scollegate tra loro, incapaci di sostenere gli obiettivi di business. In questo scenario, il consulente non è un tecnico che ottimizza singoli sistemi, ma una figura con “lo sguardo dell’architetto, capace di vedere l’insieme e non solo il singolo componente tecnologico”.

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La governance, in questa accezione, smette di essere un concetto astratto e diventa uno strumento operativo. Serve a garantire che la tecnologia sia utilizzata in modo efficace ed efficiente, e soprattutto che contribuisca alla creazione di valore per il cliente. “Il valore è ciò che il cliente riconosce e per cui è disposto a pagare, non semplicemente il fatturato”, chiarisce Costa. È questa distinzione che sposta l’attenzione dal costo dell’IT al suo impatto reale sul business.

CoND: l’inazione come scelta implicita

Nelle aziende si discute a lungo di quanto costa fare un investimento, ma molto meno di quanto costa non farlo. Eppure, l’inazione non è mai neutra. Rimandare una decisione, lasciare irrisolti problemi noti o rinviare un cambiamento genera un costo che spesso resta invisibile nei bilanci, ma pesa in modo significativo sulla competitività.

La governance serve a garantire un processo decisionale efficace, perché senza decisioni o, peggio, con decisioni rimandate, il costo per l’azienda può diventare enorme”, osserva Costa. È il principio del CoND, il costo dell’inazione, che include opportunità perse, inefficienze operative, ripetizione degli errori e danni reputazionali. Elementi difficili da quantificare, ma tutt’altro che astratti. “Gli errori, i ritardi, la perdita di fiducia dei clienti hanno un costo reale, anche se non sempre è facile misurarlo”, aggiunge.

Il paradosso dell’asino di Buridano diventa così una metafora sorprendentemente attuale. Nel tempo, l’incapacità di scegliere può rivelarsi più dannosa di una decisione imperfetta. Ed è proprio qui che la governance svolge il suo ruolo più delicato: rendere esplicito il costo dell’inazione e portarlo sul tavolo delle decisioni.

Quando il progetto non diventa valore

Il costo del non fare emerge con particolare evidenza nei grandi progetti tecnologici. Anche organizzazioni strutturate, con competenze elevate e budget importanti, possono ritrovarsi a investire in iniziative che non producono i benefici attesi. Raffaella Valentini, COO di 5PM Advisory, racconta una situazione tutt’altro che rara: l’adozione di servizi cloud su larga scala che, una volta implementati, restano in parte inutilizzati.

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Il progetto parte nel modo più classico: vengono acquistate tutte le subscription e le risorse necessarie, ma il vero lavoro non è comprare tecnologia, è renderla realmente utilizzabile”, spiega Valentini. A progetto avanzato emergono integrazioni mancanti, anomalie mai risolte, utenti che non conoscono gli strumenti a loro disposizione. Il risultato è paradossale: l’azienda continua a pagare servizi che non generano valore. “Il risultato è che l’azienda sostiene costi per risorse che non vengono utilizzate o lo sono solo parzialmente”, osserva.

In questi casi, il problema non è l’investimento in sé, ma l’assenza di una governance capace di integrare progetto, servizio e cambiamento. “Il successo non coincide con il rilascio di una soluzione, ma con la sua adozione e con i benefici che produce nel tempo”, chiarisce Valentini. Senza questa integrazione, il valore resta potenziale e il CoND si accumula giorno dopo giorno.

Il valore che resta inespresso: formazione e persone

Il tema dell’inazione riguarda anche le competenze. Le aziende investono in formazione, certificazioni e aggiornamento continuo, ma spesso faticano a trasformare questo patrimonio in miglioramenti concreti. Annamaria Lacangellera, head of training services di 5PM Advisory, parla di un valore che rimane potenziale. “La sensazione è che tutto quello che impariamo non porti davvero valore in azienda, è difficile capire se ciò che abbiamo appreso possa tradursi in un miglioramento reale”, afferma.

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Le resistenze culturali giocano un ruolo decisivo. C’è chi considera le best practice inadatte alla propria realtà o chi delega il cambiamento ad altri livelli organizzativi. “Spesso ci dicono che queste cose non vanno bene per loro, o che dovrebbe occuparsene qualcun altro”, osserva Lacangellera. Anche qui, il CoND è alto: competenze inutilizzate, innovazione bloccata e, nel lungo periodo, perdita delle risorse più motivate. “Le persone di valore, se non riescono a mettere in pratica quello che hanno imparato, se ne vanno”, avverte.

La governance diventa quindi il fattore abilitante che consente alla formazione di trasformarsi in azione, creando un contesto in cui le competenze possano essere applicate, consolidate e valorizzate.

Analizzare l’insieme per evitare i costi nascosti

Un altro elemento chiave è la mancanza di visione olistica. Decisioni prese localmente, senza considerare l’impatto complessivo, generano costi che emergono solo nel tempo. Alessandro Ricci, head of architecture services di 5PM Advisory, parla di una cecità strutturale che colpisce molte organizzazioni. “Abbiamo una visione parziale, vediamo solo quello che è sotto i nostri occhi, e questo comporta dei costi che spesso paghiamo senza accorgercene”, spiega.

I rischi più insidiosi sono quelli che arrivano a sorpresa, quando una soluzione, apparentemente adeguata, non riesce più ad adattarsi a nuove esigenze di mercato o normative. “Il rischio a sorpresa nasce quando adottiamo una soluzione adatta all’oggi, senza una visione almeno di medio termine”, osserva Ricci. In questi casi, il CoND si traduce nella necessità di abbandonare investimenti ancora validi per ricominciare da capo.

L’architetto aziendale assume quindi il ruolo di abilitatore della governance. “Non prende decisioni, ma aiuta a capire cosa non si sta vedendo”, afferma Ricci. Rendere visibili i rischi e i costi nascosti diventa una condizione essenziale per decidere consapevolmente.

L’economia dell’inazione e la responsabilità manageriale

Il costo dell’inazione non è solo un problema aziendale, ma un tema sistemico. La bassa crescita della produttività in Europa è anche il risultato di investimenti tecnologici che non vengono governati in modo efficace. Andrea Montalti, senior project manager di 5PM Advisory, sottolinea come la tecnologia, da sola, non basti. “Possiamo avere i sistemi più belli del mondo, ma se le persone non li usano, non servono”, afferma.

Senza una governance chiara, capace di allineare strategia, persone e tecnologia, il rischio è quello di accumulare strumenti inutilizzati e processi inefficienti. “Se non ci sono politiche chiare, magari l’imprenditore sa dove vuole andare, ma non riesce a comunicarlo all’organizzazione”, osserva Montalti.

Valutare il CoND diventa allora un atto di responsabilità manageriale. Rimandare può sembrare conveniente nel breve periodo, ma espone a rischi e perdite difficili da recuperare. “Se risparmio oggi ma poi perdo opportunità di business, non ho valutato correttamente il costo dell’inazione”, conclude Montalti. La governance, in definitiva, è lo strumento che consente di rendere visibile ciò che altrimenti resterebbe nascosto e di trasformare le decisioni in valore duraturo.