Lavoro e AI – Workday ha presentato una ricerca globale relativa all’utilizzo dell’AI e al suo rapporto con i lavoratori, che nonostante i tanti benefici ne riconoscono anche i limiti attuali. Lo studio globale Beyond Productivity: Measuring the Real Value of AI , realizzato da Hanover Research nel novembre 2025, ha coinvolto 3.200 intervistati in Nord America, Asia-Pacifico (APAC) e Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA). I partecipanti erano dipendenti a tempo pieno di aziende con un fatturato annuo superiore a 100 milioni di dollari e utenti attivi di tecnologie AI.
La differenza tra aziende più avanzate e quelle in fase di maturazione
Presentata in occasione dell’inaugurazione dell’Innovation Lab di Milano, l’indagine mostra che, sebbene l’IA stia generando guadagni di produttività, molte organizzazioni non ne stanno cogliendo appieno il valore. I dipendenti risparmiano tempo significativo con gli strumenti IA. Tuttavia troppo spesso questi guadagni sono assorbiti dal rielaborare, correggere, riscrivere contenuti e verificare i risultati di strumenti generici. Per la ricerca ciò che distingue le aziende più avanzate da quelle in fase di maturazione è alle prime non basta implementare l’AI, ma reinvestono il tempo che fa risparmiare nelle proprie persone. Costruendo competenze, ridisegnando i ruoli e modernizzando il modo in cui si lavora.
La nuova interfaccia per il lavoro e AI
Fabrizio Rotondi, Country Manager di Workday per l’Italia
Con il nostro nuovo ufficio e Innovation Lab a Milano, facciamo un passo decisivo in avanti in Italia, mercato sempre più importante per la crescita di Workday in Europa. Crediamo in un futuro in cui l’intelligenza artificiale diventa la nuova interfaccia per il lavoro, capace di amplificare il potenziale umano e liberare nuove energie creative. Il nostro impegno è accompagnare le organizzazioni italiane verso modelli di gestione più intelligenti e collaborativi, in cui tecnologia e persone avanzano insieme.
Il paradosso della produttività del lavoro AI
In Italia, un lavoratore su 3 (29%) utilizza strumenti o tecnologie AI almeno una volta al giorno, il 42% li utilizza più volte a settimana. A ciò si aggiunge il riscontro positivo della maggior parte dei dipendenti con il 92% che dichiara di essere più produttivo negli ultimi 12 mesi. L’intelligenza artificiale fa risparmiare tempo nelle attività lavorative. Il 94% dei lavoratori italiani afferma di risparmiare da una a 7 ore settimanali, superando il dato globale (85%). Nel dettaglio, il 52% dei lavoratori italiani risparmia da una a 3 ore a settimana, il 42% da 4 a 7 ore. Una velocità che però non si traduce sempre in risultati migliori. Gran parte di quel tempo è vanificata dalla rielaborazione di contenuti generati dall’AI di scarsa qualità. L’AI aumenta la capacità, ma troppo spesso ruoli, competenze e processi non si sono evoluti per trasformare quella capacità in risultati migliori.
Stiamo scontando le troppe lacune nella formazione
- A livello globale, quasi il 40% del tempo risparmiato grazie all’AI viene perso in rielaborazioni. Solo il 14% dei dipendenti ottiene risultati netti positivi in modo costante. In Italia, un lavoratore su 2 (50%) trascorre da una a 2 ore a settimana a chiarire, correggere o riscrivere risultati di scarsa qualità prodotti dalla tecnologia.
- Gli utenti più assidui sono quelli sotto maggiore pressione. I dipendenti che usano l’AI ogni giorno sono in larga misura ottimisti, più del 90% ritiene che li aiuterà ad avere successo. Ma sono anche quelli che portano il peso maggiore: il 77% revisiona il lavoro generato dall’AI con la stessa o maggiore attenzione del lavoro svolto da esseri umani.
- I lavoratori più giovani sopportano il carico maggiore. Quelli tra i 25 e i 34 anni costituiscono il 46% di coloro che affrontano la maggiore quantità di rielaborazione dell’AI. Nonostante siano considerati i più esperti di tecnologia, sono quelli che trascorrono più tempo a verificare e correggere i risultati dell’AI.
- Sebbene il 66% dei dirigenti indichi la formazione sulle competenze come una priorità assoluta, solo il 37% dei dipendenti che affrontano la maggiore quantità di rielaborazione dichiara di avervi accesso. Questo rivela un chiaro divario tra le intenzioni della dirigenza e l’esperienza dei dipendenti.
- I ruoli lavorativi non hanno tenuto il passo con l’AI. Nell’89% delle organizzazioni meno della metà dei ruoli è stata aggiornata per accogliere le innovazioni dell’AI. I dipendenti usano strumenti del 2025 all’interno di strutture lavorative del 2015. Quindi si trovano a dover conciliare un output più rapido con processi o sistemi rimasti invariati.
Perché reinvestire i guadagni nel lavoro AI
La maggior parte delle aziende concorda sul fatto che i guadagni dell’AI dovrebbero andare a vantaggio dei dipendenti, ma oggi il reinvestimento tende ancora ad avvenire altrove. Le aziende sono più propense a reinvestire i risparmi dell’AI in tecnologia (39%) che nello sviluppo dei dipendenti (30%). E invece di usare il tempo risparmiato per sviluppare competenze, molte si limitano ad aumentare il carico di lavoro (32%), lasciando i dipendenti a gestire l’AI da soli. In Italia la situazione sembra migliore. Per il 59% dei dirigenti la propria organizzazione ha dato priorità al reinvestimento dei guadagni in formazione e sviluppo delle competenze. Solo il 54% dei dipendenti ha riscontrato un aumento degli investimenti in quest’area.
Le scelte diverse delle organizzazioni
Le aziende che realizzano il maggior valore dall’AI trattano il tempo risparmiato come una risorsa strategica. Reinvestono nell’aggiornamento professionale dei propri team, nel miglioramento della collaborazione e nel potenziamento del lavoro basato sul giudizio. La principale opportunità è aiutare i dipendenti a imparare a usare l’AI in modo efficace. Soprattutto nelle aree che richiedono pensiero critico, creatività e capacità decisionale. La ricerca evidenzia che reinvestire nelle persone è il modo più rapido per ridurre la rielaborazione, migliorare i risultati e trasformare la velocità dell’AI in valore duraturo.
Il ruolo strategico dell’Innovation Lab di Milano
In questo contesto, l’apertura del nuovo Innovation Lab di Milano assume un significato strategico ancora maggiore. Se la ricerca dimostra che il vero valore dell’AI emerge quando le organizzazioni reinvestono nel potenziale umano, il nuovo hub di Workday è stato creato proprio con questo obiettivo. Ovvero l’aiutare le aziende italiane a trasformare la tecnologia in competenze, collaborazione e capacità decisionali. L’Innovation Lab è stato progettato come uno spazio di co-creazione in cui clienti, partner ed esperti di Workday possono sperimentare applicazioni pratiche dell’AI per la finanza e le risorse umane. Rendendo in questo modo l’innovazione davvero utile per il lavoro delle persone.






